Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



Il fragile equilibrio spagnolo Dopo la bocciatura del bilancio, la Spagna si prepara a elezioni anticipate

Il 13 febbraio scorso, il Parlamento spagnolo, chiamato a votare il bilancio proposto dal governo di Pedro Sanchez, ha bocciato la manovra finanziaria, gettando nel caos la già fragile struttura politica del Paese. Il PSOE, partito di provenienza dell’attuale Capo di Governo, ad oggi detiene 84 dei 350 seggi del Parlamento e nonostante il lavoro estenuante del Primo Ministro per l’approvazione della manovra, il risultato è stato una sonora sconfitta.

Decisivi si sono rivelati i voti degli indipendentisti catalani ERC e PDECAT, che, uniti all’aperta opposizione del Partido Popular, Ciudadanos e Foro Asturias e Coalición Canaria, hanno determinato quella che probabilmente rappresenterà la fine della legislatura Sanchez. I catalani hanno rivestito la funzione del proverbiale ago della bilancia, dato che, per assicurarsi il parere favorevole della frangia indipendentista del Paese, il leader del PSOE aveva cercato di aprire un dialogo, conclusosi con un nulla di fatto la settimana prima del voto a causa di un deciso ‘NO’ alla manovra da parte di 12 leader pro-indipendenza.

Il risultato finale di questa presa di posizione è stato di 191 voti contrari alla manovra e 158 favorevoli, costringendo Sanchez ad abbandonare l’aula parlamentare subito dopo il voto per tornare ai propri uffici. Di lì a poco, tutti i leader dei partiti contrari al governo, come uniti in un coro unanime, hanno invocato elezioni generali anticipate. Le parole più forti sono arrivate dal leader del centro-sinistra Albert Rivera, il quale, ai giornalisti presenti, ha dichiarato che questo voto fosse la conferma che “Sanchez ha perso, la Spagna ha vinto”: un implicito appello alle urne, per il bene del Paese.

Dello stesso parere il leader del Partido Popular Pablo Casado, il quale ha definito questo voto de facto di fiducia contro il governo Sanchez. La decisione presa dal Parlamento rappresenta per Casado un turning point, nonché la fine di Pedro Sanchez come Primo Ministro. Dalla Moncloa, però, per adesso, non giungono annunci ufficiali circa una data individuata per le elezioni, dato che, stando a indiscrezioni provenienti da fonti interne al PSOE, Sanchez vorrebbe più tempo possibile al fine di mobilitare i votanti dell’ala sinistra della Nazione, onde evitare l’ascesa dell’estrema destra dei Vox.

Fonti vicine al Premier hanno però annunciato che la data individuata per le elezioni sarebbe il 28 aprile e, stando ai sondaggi, se si andasse oggi ad elezioni, sarebbe favorita una coalizione ultra-sovranista di destra, forte del supporto proprio di Vox, reduce dalla vittoria in Andalusia. Il dato concreto è però quello relativo alla totale instabilità politica del Paese: la chiamata alle urne sarebbe la terza in 4 anni, un sintomo palese della più duratura crisi nella storia del Paese Iberico.

Naturalmente, le ripercussioni maggiori sono quelle sulla popolazione, la quale, la domenica successiva al voto di ‘sfiducia’, è scesa in massa nelle strade della capitale per chiedere nuove elezioni generali, contestando oltretutto i toni concilianti di Sanchez verso gli indipendentisti catalani, rei di aver minato la stabilità della Spagna. Tutto gioca quindi a sfavore del governo del presidente Sanchez e, con coscienza del precedente della bocciatura della manovra del governo socialista di Felipe Gonzalez nel 1995, alcuni presagiscono scenari tempestosi per la legislatura a guida PSOE.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *