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Cuba e la crisi politica in Venezuela Un’eventuale destituzione di Maduro rischia di compromettere anche le sorti di Cuba

Il 23 gennaio il presidente dell’Assemblea Nazionale, Juan Guaidó, ha prestato giuramento e si è autoproclamato Presidente ad interim, contestando la legittimità democratica di Nicolas Maduro e chiedendo delle nuove elezioni. Guaidó ha ricevuto un forte sostegno internazionale; il presidente degli USA Donald Trump l’ha subito riconosciuto come leader del Venezuela gli han fatto seguito Canada, Unione Europea e la maggior parte dei Paesi dell’America Latina.

La reazione di Maduro è stata ferrea: ha affermato la sua autorità, ha definito Guaidó un usurpatore e ha dichiarato di essere vittima di un tentato colpo di Stato ad opera dell’opposizione e degli Stati Uniti, accusando questi ultimi di interferire con le politiche venezuelane. All’interno del Paese la situazione è disastrosa: le proteste, gli scontri e le violenze sono all’ordine del giorno e continuano a crescere.

Maduro, seppur apparentemente isolato rispetto alla comunità internazionale, continua a godere del sostegno di Russia, Cina, Iran, Turchia, Nicaragua e Bolivia e Cuba. Tra tutti questi Paesi Cuba è sicuramente quello che corre maggiori rischi, qualora vi sia un effettivo cambio dell’esecutivo. I rapporti tra Venezuela e Cuba, infatti, sono estremamente solidi. L’amicizia e la stima tra gli ex presidenti Hugo Chávez e Fidel Castro hanno fatto sì che si stringesse un forte legame commerciale e diplomatico taleda portare i due Paesi a sviluppare una sorta di ‘dipendenza’ reciproca.

Cuba ricava diversi benefici economici da questa alleanza ed in particolare può contare su un costante rifornimento di petrolio da parte del Venezuela a prezzi accessibili, offrendo in cambio dei servizi professionali all’altro Paese e inviando personale qualificato tra cui medici, infermieri, burocrati ma anche milizie e gruppi paramilitari, i cui dati al riguardo sono spesso poco chiari.

La vicinanza di questi due Paesi appare più evidente se si pensa che la crisi economica venezuelana ha avuto dei riflessi anche nell’economia cubana: le esportazioni di petrolio del Venezuela sono calate di quasi la metà negli ultimi anni e ciò ha costretto Cuba a ricorrere a delle politiche di razionamento energetico all’interno delle proprie città e a rivolgersi ad altri Paesi per ottenere del petrolio, tra i quali la Russia. A differenza di quanto avviene con il Venezuela, però, un accordo commerciale con Putin per ottenere petrolio non è, a lungo termine, economicamente sostenibile da Cuba.

Infine, i due Paesi presentano alcune affinità politiche ed ideologiche; entrambi infatti guardano con poco favore all’atteggiamento degli Stati Uniti nella regione sudamericana. Così, da una parte, il pronto sostegno dato da Trump a Guaidó è a molti sembrato in aperta contraddizione con il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Dall’altra, inoltre, vi è la paura all’Avana che, nel caso in cui si arrivasse ad una destituzione di Maduro tramite un’operazione militare coadiuvata dagli USA, Trump possa sfruttare la situazione per ripristinare una situazione di influenza dominante su tutta Cuba o, comunque, che l’instaurarsi di un governo più liberale in Venezuela possa sbilanciare di molto gli attuali rapporti commerciali, lasciando il Paese di Miguel Díaz-Canel isolato.