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Ciò che è rimasto di Daesh La fine di un lungo e sanguinoso conflitto: la situazione in Siria e la questione dei foreign fighters

Di Anna Nesladek

A Shamima Begum, ragazza britannica partita per il Medio Oriente nel 2015 che aveva recentemente espresso la volontà di tornare nel suo Paese, è stata infine revocata la cittadinanza.

La decisione ha scatenato un’ondata di polemiche, e senza dubbio si sentirà ancora parlare di casi simili, dato che le persone partite per i territori sotto il controllo diDaesh sono molte: i foreign fighters rappresentano uno dei problemi che l’Occidente si trova a dover affrontare in questo stadio del conflitto.

Trump ha recentemente dichiarato che, se l’Europa non si riprenderà i circa 800 foreign fighters ora prigionieri dei curdi nella Siria orientale, darà ordine che vengano rilasciati. I combattenti europei ora nelle mani dei curdi si trovano in un vero e proprio limbo, poiché né i loro Paesi hanno per il momento intenzione di farli rientrare, né saranno le forze curde a farsi carico dei processi. Il rischio concreto è che Daesh sferri un attacco per liberarli, approfittando del graduale ritiro delle truppe statunitensi.

Mentre impazza la polemica attorno al caso di Shamima Begum e l’Occidente si ritrova a dover affrontare il problema dei foreign fighters, in Siria la situazione continua a essere tesa. A dicembre Trump aveva annunciato che le truppe statunitensi si sarebbero ritirate entro fine aprile, decisione che fu criticata duramente sia dagli alti comandi dell’esercito statunitense, che la giudicarono prematura e controproducente, sia dagli alleati; anche le Forze Democratiche Siriane, le milizie curde che combattono Daesh nel Nord-Est della Siria, diedero un parere negativo, poiché la decisione di Trump avrebbe aumentato le possibilità di un attacco da parte dei turchi.

Attualmente, in un piccolo lembo di terra lungo il fiume Eufrate nella Siria del Nord, circa 300 combattenti di Daesh difendono la posizione in un ultimo disperato tentativo di ritardare quella che secondo le forze curde è la sconfitta militare definitiva del gruppo terrorista: dopo un’ultima offensiva militare da parte di una coalizione guidata dagli Stati Uniti, Daesh ha infatti perso quasi tutte le sue conquiste territoriali. La coalizione guidata dagli Stati Uniti sta negoziando con i combattenti per mettere in salvo i civili, prima di sferrare l’attacco definitivo.

Il ‘Califfato’ cesserà di esistere e i territori conquistati da Daesh negli ultimi anni verranno liberati, ma è necessario che non si abbassi la guardia. Secondo il capo del Comando Centrale dell’esercito statunitense, Joseph Votel, è necessaria una costante pressione e un controllo continuo sui miliziani e sui leader di Daesh una volta che saranno completamente dispersi. Infatti, se non si agisse in questo modo, Daesh potrebbe riconquistare terreno già nei prossimi mesi. Se in Iraq, dove il governo dichiarò vittoria nel dicembre del 2017, il gruppo terrorista si è trasformato una fitta rete segreta e sono attive molte cellule clandestine in varie zone del territorio, anche in Siria, presumibilmente, la situazione evolverà nello stesso modo.

Dopo anni di conflitto, centinaia di famiglie stanno facendo ritorno in Siria. Il valico di frontiera di Jaber, aperto lo scorso ottobre dalla Giordania, è attraversato ogni giorno da migliaia di persone e la Siria sta iniziando poco a poco a vedere la luce in fondo al tunnel: ma quanto ancora è lunga la galleria?

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