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L’ascesa della senatrice Kamale Harris alla Casa Bianca Dopo il successo nel settore giudiziario Kamala Harris punta alla presidenza degli Stati Uniti

La Senatrice democratica Kamala Harris ha dato avvio ufficialmente alla campagna presidenziale in vista delle elezioni di novembre 2020.

Ad accogliere il suo debutto nella piazza del municipio di Oakland (CA) è stata stimata una folla di oltre 20.000 persone e, secondo la CNN, si è trattato del discorso mono-candidato di apertura di campagna più seguito della storia della televisione. Un indice di ascolti così elevato potrebbe essere il risultato del suo rigore tenuto durante la permanenza nelle forze dell’ordine.

Infatti, dopo aver conseguito una laurea in Giurisprudenza all’Hastings College, la giovane Harris diede avvio alla propria carriera da Vice Procuratore Distrettuale e riuscì a farsi notare grazie alla sua intransigenza su casi di violenza organizzata, traffico di droga, e abusi sessuali.

Nel 2004 venne nominata Procuratore Distrettuale di San Francisco e, in breve tempo, il tasso delle condanne processuali per reati gravi, o anche solo per infrazioni minori, raddoppiò. Nel 2010, con la nomina a Procuratore Generale della California – la carica giudiziaria più alta dello Stato – difese cause di rilevanza nazionale e si battè per i diritti civili di milioni di statunitensi.

Il profilo politico di Kamala Harris inizia ad ottenere risonanza nazionale a seguito della Democratic National Convention del 2012, quando pronuncia un discorso di denuncia dei problemi che attanagliano la società statunitense, dalla disparità di genere al cambiamento climatico.

 

In previsione del rinnovo del Senato del 2016, il Partito Democratico le propone di candidarsi come Senatrice. Così, dopo una lunga campagna elettorale a difesa dell’immigrazione e dei diritti delle donne, e a favore di un aumento del salario minimo e di una riforma dell’apparato giudiziario criminale, vince, con una maggioranza schiacciante, il ballottaggio con l’avversaria Loretta Sanchez.

Tuttavia, è a causa della medesima linea dura che i critici le si scagliano contro. Il suo approccio alla prostituzione, ad esempio, non è sembrato in linea con i valori progressisti del Partito. Nello specifico, l’impegno in difesa dei diritti delle vittime di sfruttamento sessuale ha prodotto la chiusura di un sito web per adulti, che garantiva però alle prostitute un maggior grado di sicurezza: l’interruzione salariale mensile le ha costrette a tornare a lavorare in strada.

Un ulteriore bersaglio del criticismo avversario è stata la mancata attribuzione di provvedimenti disciplinari nei confronti di alcuni agenti del Dipartimento di Polizia di San Francisco, sorpresi ad inviare messaggi di testo di matrice omofoba e razzista.

Proprio l’omofobia e il razzismo sono due punti del vasto programma elettorale della corsa alla presidenza e, anche per questo motivo, nel corso del suo primo comizio, Harris ha parlato con fierezza delle sue origini indo-giamaicane. Inoltre, ella ha enunciato le ragioni della candidatura: mira ad ottenere una riforma del sistema sanitario e scolastico, nella convinzione che la salute e l’istruzione siano un diritto universale, e l’abbassamento delle tasse a favore della classe media. La sua promessa elettorale si estende, poi, alla difesa dei diritti di tutti gli individui che subiscono ogni giorno azioni discriminatorie, lesive della loro dignità.


Insomma, la Senatrice è riuscita a porsi sin da subito come l’antitesi dell’amministrazione Trump, promettendo, se verrà eletta, di parlare al popolo degli Stati Uniti come un vero leader, oltre ad evitare di incitare all’odio.

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