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La Commissione Europea respinge la fusione Alstom-Siemens Il verdetto di Bruxelles ha lasciato l’amaro in bocca anche ai governi di Parigi e Berlino

Le indiscrezioni e le successive trattative di una fusione tra il gruppo transalpino Alstom, che produce i noti TGV francesi, e Siemens, che ha rivoluzionato la mobilità su ferro tedesca, si sono protratte dal settembre del 2017 sino al 6 Febbraio scorso, quando la Commissione europea, per mezzo di un comunicato stampa, ha formalmente posto il veto sull’operazione, fugando così ogni dubbio sulla sua fattibilitá.
La novità della fusione, infatti, qualora avesse avuto successo, avrebbe permesso di riunire i due maggiori fornitori di soluzioni di materiale rotabile e di segnalamento ferroviario all’interno dello spazio economico europeo non solo in termini di attività combinate, ma anche in termini di impronta geografica delle loro attività. In questo modo, sarebbe sorto un vero e proprio colosso europeo del trasporto ferroviario, capace di offrire soluzioni innovative per i binari del Vecchio Continente e non solo.

Ciononostante, la buone intenzioni avanzate da entrambe le parti coinvolte nel progetto non hanno convinto i membri della Commissione europea, che per bocca della commissaria europea alla concorrenza, la danese Margrethe Vestager, non lasciato sottintesi nella comunicazione delle motivazioni del governo comunitario. Secondo quest’ultimo, infatti, una fusione di due aziende già leader nel trasporto ferroviario in Europa nuocerebbe alla concorrenza sul mercato di riferimento, poiché porrebbe le basi per un possibile abuso di posizione dominante nel settore. Inoltre, le parti non hanno reagito in modo coerente ai rilievi dell’Antitrust UE e “senza rimedi sufficienti, questa fusione avrebbe comportato prezzi più elevati per i sistemi di segnalazione ferroviari e i treni ad alta velocità”.

A questa dichiarazione, sono seguiti, a poche ore di distanza, non soltanto i commenti dei vertici di Alstom e Siemens, ma anche e soprattutto le reazioni dei governi francese e tedesco. A Parigi, il più perplesso sembra il ministro dell’economia Bruno Le Maire, secondo il quale, dinanzi all’avanzata di grandi gruppi industriali in tutto il mondo, sarebbe stato di fondamentale importanza riunire le conoscenze e il savoir-faire franco-tedesco, concorrendo così ad armi pari con la Cina. L’allusione del ministro è chiaramente rivolta a CRCC (acronimo di China Railway Construction Corporation), colosso statale delle ferrovie cinesi la cui concorrenza all’estero è di anno in anno più agguerrita, come dimostrano, recentemente, gli appalti vinti a Istanbul (collegamento tra la città e il nuovo aeroporto Havalimanı) e Buenos Aires (fornitura di nuovo materiale rotabile per le linee extraurbane).

Di parere simile è anche l’omologo tedesco, il ministro dell’economia Peter Altmaier, che ha inoltre evidenziato la necessità di una riforma delle regole europee in materia di concorrenza. L’idea di fondo, in tale senso, mira a equiparare il settore del trasporto ferroviario a quello del trasporto aereo, nel quale operano già da decenni gruppi industriali franco-tedeschi come Airbus.

La decisione della Commissione Europea ha, dunque, già acceso un intenso dibattito sul futuro del trasporto ferroviario europeo, destinato a protrarsi nei prossimi mesi. Di certo, v’è che qualunque decisione futura dovrà essere nell’interesse di tutti i cittadini europei, e non parziale, come ci ha ricordato il governo comunitario.