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Continua la sfida tra AMLO e i ladri di petrolio Il presidente messicano contro il mercato nero di benzina  

A partire dal suo insediamento avvenuto il 1o dicembre scorso, il presidente del Messico Andrés Manuel López Obrador (AMLO) continua a portare avanti il proprio ambizioso progetto contro il furto di combustibile, prassi diffusa nel Paese che costa allo Stato miliardi di dollari ogni anno.

La guerra agli huachicoleros, ossia ai ladri di carburante, è stata dichiarata sia chiudendo gli oleodotti che partono dalla raffineria di Salamanca, sia predisponendo un rifornimento tramite autocisterne. Questo sistema non risulta tuttavia altrettanto efficiente, perché gli autocarri ci mettono più tempo ad espletare la distribuzione e i costi sono 12 volte maggiori. Nonostante le rassicurazioni del Governo, la situazione ha generato il caos. Molti distributori di benzina sono rimasti a lungo senza riserve, generando lunghe code presso i pochi fornitori disponibili, i quali avrebbero inoltre aumentato notevolmente i prezzi.

López Obrador ha predisposto un aumento della sorveglianza militare nelle zone in cui più frequentemente avevano luogo i rifornimenti illegali, ma i criminali hanno aggirato il problema cambiando orari e svolgendo l’operazione accompagnati da sicari e halcones, vedette incaricate di lanciare l’allarme. Si tratta di un sistema pericoloso, come si è visto a seguito di un incidente avvenuto nello stato di Hidalgo, in cui, dopo la perforazione da parte degli huachicoleros e la fuoriuscita di carburante, le esplosioni hanno ferito quasi un centinaio di persone che erano accorse, con qualsiasi tipo di recipiente, a prelevare la benzina.

C’è chi reputa Obrador direttamente responsabile dell’incidente, perché le lacune del proprio progetto avrebbero spinto molti ad eludere il sistema. Egli, dal canto suo, si è mostrato fiducioso riguardo al piano, dichiarando che il motivo per cui numerosi benzinai si sono ritrovati improvvisamente a secco è legato al fatto che non acquistavano abitualmente dalla Pemex, la compagnia petrolifera statale, ma si rifornivano dal mercato illegale. Mercato che, secondo le stime, nel 2016 ha procurato una perdita allo Stato di 7,4 miliardi di dollari, dovuti alla sottrazione di circa 60.000 barili al giorno, operata da cartelli del narcotraffico. Il problema dei furti di carburante è sorto infatti a seguito della lotta contro il commercio della droga, che ha spinto buona parte delle organizzazioni criminali a cercare altri ambiti da cui trarre guadagno.

Dalle indagini è emerso che l’80% dei furti di carburante avveniva in realtà grazie alla complicità dei funzionari della Pemex. Il restante 20%, sottratto direttamente dai condotti, rappresentava di fatto una copertura, ma anche in questo caso risultava determinante la collaborazione del personale della società petrolifera: in pratica, alla diminuzione della pressione del flusso di idrocarburi in seguito ad una perdita (o un furto) i protocolli interni prevedono la chiusura delle valvole, ma questa procedura non veniva seguita.

Dal momento che la Pemex è sempre stata epicentro di corruzione e sinonimo di cattiva amministrazione statale, AMLO ha deciso di aumentare non solo la vigilanza, ma anche il budget, per risollevare la situazione finanziaria della società e incrementarne la produttività. L’investimento ha l’obiettivo di riabilitare le 6 esistenti raffinerie e costruirne 2 nuove e rientra nella più ampia e ambiziosa politica del nuovo Governo di ridurre la dipendenza energetica dagli Stati Uniti.