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Iran e Israele: un odio che aumenta Israele conferma di aver bombardato obiettivi sensibili iraniani in Siria

Di Andrea Daidone 

Giunge inusuale la conferma da parte delle autorità israeliane di un’azione militare offensiva ai danni di alcuni obiettivi iraniani nel territorio siriano. La notte del 20 gennaio scorso, infatti, secondo fonti governative siriane e russe, il sistema di difesa aerea siriano ha intercettato e distrutto più di 30 missili e bombe teleguidati che Israele aveva lanciato con l’intento di distruggere obiettivi sensibili iraniani sul territorio siriano, e che Tel Aviv ritiene essere ostili. Un solo attacco ha centrato l’obiettivo, un aeroporto militare a sudest di Damasco, uccidendo 4 soldati e ferendone 6.

Il presidente dello Stato d’Israele, Reuven Rivlin, impegnato a Gerusalemme in colloqui di Stato con il presidente ucraino Petro Poroshenko, ha tenuto un breve discorso in cui ha precisato che l’attacco sferrato nottetempo era una risposta al lancio di due missili terra-terra, da parte dell’Iran ai danni di Israele avvenuto nella giornata di domenica. Il Presidente ha poi proseguito affermando come l’attacco agli obiettivi siriani non fosse che “una risposta diretta ad un missile inaccettabile lanciato su di noi” e che “la comunità internazionale deve capire che la concentrazione di forze iraniane in Medio Oriente potrebbe portare la regione all’escalation”.

L’odio profondo che separa questi due nemici va avanti da tempo e la Siria è senz’altro il terreno di scontro in cui si nota maggiormente. Il motivo risiede nel fatto che l’esercito iraniano ha consolidato da tempo la sua posizione nel Paese, dove spalleggia il regime di Bashar-Al-Assad e collabora a combattere contro i ribelli che stanno cercando di spodestarlo ormai da anni.

Israele, per questo motivo, a più riprese cerca di bombardare non soltanto gli obiettivi iraniani in Siria, ma anche quelli delle milizie alleate, fra cui gli Hezbollah, stavolta però senza reclamarne la responsabilità. La motivazione è da trovarsi nel fatto che i missili intercettati da Israele sono stati lanciati dagli Altipiani del Golan, occupati dalle forze iraniane, ma altresì vicini al confine con il Libano degli Hezbollah, partito sciita spalleggiato da Teheran.

Per rendere chiaro il messaggio, Israele non ha tentato di colpire obiettivi qualunque, bensì le Forze Quds, un’unità d’élite a capo della sezione Operazioni d’Oltremare delle Guardie della Rivoluzione iraniane. La notizia non è stata accolta di buon grado a Teheran, dove il capo dell’aeronautica, Brigadier-Generale Aziz Nasirzadeh, ha affermato che “l’Iran è pienamente pronto ed impaziente di confrontarsi con il regime Sionista e di eliminarlo dalla faccia della Terra”.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu, nel tardo pomeriggio di lunedì 21 gennaio, ha denunciato le affermazioni del generale iraniano aggiungendo che “stiamo operando sia contro l’Iran sia contro le forze siriane che stanno favoreggiando l’aggressione iraniana. Attaccheremo chiunque proverà a danneggiarci. Chiunque minaccia di eliminarci, ne dovrà sopportare la piena responsabilità”. Infine, ha poi riservato un messaggio alla Siria, affermando: “Mettiamo in guardia le Forze Armate Siriane dal danneggiare le forze o il territorio di Israele”.

Come osservato dal professor Nikolay Surkov dell’Istituto Statale degli Affari Esteri di Mosca, la situazione è sulla via dell’escalation e Israele attaccherà nuovamente, poiché è fermamente convinto che gli iraniani stiano avanzando e, nondimeno, che stiano fornendo armi ad elevata potenza distruttiva agli Hezbollah libanesi.

Israele è definitivamente convinto di dover fare qualcosa.

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