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Gli Stati Uniti hanno dimenticato i curdi? L’annuncio del ritiro delle truppe americane dalla Siria apre scenari inaspettati nel Paese

Di Fiorella Spizzuoco

Le prime pagine del 2019 sono state dominate, ancora più del solito, dalle notizie provenienti dagli Stati Uniti di Trump. Mentre le news sullo shutdown provenienti da Washington preoccupano i mercati e i lavoratori americani, quelle che giungono dalla Siria accrescono l’apprensione del Pentagono e degli osservatori internazionali.

Durante le ultime settimane di dicembre, alcuni portavoce del Dipartimento della Difesa statunitense  hanno annunciato il possibile inizio delle operazioni di ritiro delle truppe impegnate nella lotta al Califfato, il sedicente Stato Islamico, in Siria. Questa voce si era già diffusa spesso nel corso degli anni, ma era sempre stata smentita dai vertici del Pentagono che insistevano sulla necessità di mantenere le truppe sul suolo siriano, per continuare a combattere le ultime sacche di resistenza di Daesh che, seppur indebolito, non è stato del tutto sconfitto.

Non è della stessa opinione però, a quanto pare, il presidente Trump.

Nonostante la reticenza dei suoi più vicini collaboratori nel Dipartimento della Difesa, primo fra tutti l’ex Segretario della Difesa, Jim Mattis, il Presidente più discusso nella storia degli Stati Uniti ha dato il via al ritiro delle truppe. Immediata la reazione di Mattis, il quale ha presentato le dimissioni dichiarando che Trump “merita un Segretario della Difesa con idee allineate alle sue”.

L’opinione pubblica internazionale si è subito schierata a favore di un ritardo delle operazioni per evitare un rincalzo delle attività del Califfato ma, soprattutto, per non abbandonare i primi e più fedeli alleati degli Stati Uniti nella regione, i Curdi siriani. Questi giocarono un ruolo fondamentale nella liberazione di Raqqa nel 2017 e da allora occupano il Nord-Est del Paese protetti dai soldati statunitensi.

La vera paura dei Curdi, però, arriva dal confine con la Turchia: il presidente Erdoğan ha infatti minacciato spesso di attaccarli in quanto alleati delle forze del rivale Pkk, il Partito dei lavoratori Curdi di Turchia. Nonostante la fortissima ondata di solidarietà nei confronti della causa curda, nessun dietrofront è arrivato dal lato di Trump: il ritiro procede e la Turchia ha subìto solo un lieve ammonimento, ancora una volta via Twitter: “devasteremo economicamente la Turchia se colpisce i Curdi”.

Se la dichiarazione non sembra affatto averlo preoccupato, Erdogan si è reso invece disponibile a collaborare con gli Stati Uniti per continuare ad arginare le azioni dei terroristi del sedicente Stato Islamico: uno strano ed inaspettato avvicinamento tra Ankara e Washington, arrivati a paventare l’idea di una zona cuscinetto tra il confine turco e le aree dove persiste il Califfato, in Siria. Il che equivarrebbe, molto probabilmente, ad un’occupazione del suolo controllato dai Curdi da parte di soldati turchi.

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