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L’era gialloverde I due provvedimenti, che coinvolgeranno più di 5 milioni di cittadini, divengono legge

Comincia l’era del Reddito di Cittadinanza e di Quota 100. Dopo numerosi confronti, tensioni e ritorsioni, i due provvedimenti cardine delle forze di governo, rispettivamente Movimento 5 Stelle e Lega, dal 17 gennaio sono infine leggi dello Stato.

Esaminiamo innanzitutto il provvedimento più complesso, il Reddito di Cittadinanza, ossia un reddito integrativo per coloro che versano in condizioni di disoccupazione e povertà. La platea a cui si rivolge è di circa 5 milioni di italiani per cui sussistono tre requisiti: ISEE inferiore a €9.360, un patrimonio immobiliare inferiore a €30.000 (esclusa la prima casa) e un patrimonio finanziario inferiore a €6.000.

Lo stanziamento di risorse previsto è di circa €6 miliardi e verrà strutturato in modo diverso a seconda dei casi. Come anche riportato dal Blog delle Stelle, organo di informazione ufficiale del M5S, si andrà da un minimo di €780 di reddito, (€500 più €250 di integrazione al canone di locazione o mutuo) a un massimo di €1.280 per famiglie in affitto e con figli disabili per una durata massima di tre anni. Inoltre, entro aprile, dovranno essere pronti i centri per l’impiego, che saranno i centri operativi attraverso cui il Reddito si trasformerà da misura di assistenza passiva a strumento di politica attiva nei confronti dei disoccupati.

Una delle principali osservazioni ribadite dalle opposizioni riguardava il rischio di disincentivare la ricerca di lavoro da parte dei percettori del Reddito. Per minimizzarlo, si è ideato un meccanismo per far incontrare l’offerta (i disoccupati) con la domanda di lavoro (i posti disponibili). A questo proposito, si è scelto di affidare ai centri per l’impiego questa operazione molto complessa e tuttora incerta. Per quanto riguarda la richiesta e l’erogazione, saranno rispettivamente l’INPS e Poste Italiane a farsene carico, con grande vantaggio per queste ultime, che beneficeranno delle classiche commissioni bancarie per le operazioni finanziarie.

I soggetti interessati dovranno quindi confluire nel cosiddetto ‘patto per il lavoro’, un documento che impegna ad accettare una tra tre proposte di lavoro offerte. Ogni offerta di lavoro successiva alla prima aumenta il raggio di distanza dal luogo in cui la domanda di lavoro viene effettuata, salvo alcune eccezioni, come nel caso in cui si abbiano parenti affetti da disabilità. Alla terza offerta si dovrà essere disponibili per un lavoro proveniente dall’intera Italia.

Quanto, invece, al provvedimento caro alla Lega, la Quota 100, consisterà in una riforma del sistema pensionistico che interesserà solo gli “iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima, gestite dall’INPS, nonché alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 335/1995”, con collegato divieto di cumulo di retribuzioni da altri fondi o redditi privati. Essa coinvolgerà solo coloro che hanno 62 anni di età e 38 anni di contributi versati all’INPS, una platea di quasi 300.000 lavoratori, di cui i due terzi dipendenti pubblici e privati, oltre ai lavoratori autonomi.

Viene così riportato in vita il sistema delle quote (età anagrafica + anni di contributi) abolito dalla riforma Fornero. Tuttavia, questa riforma sarà “sperimentale”, ossia valida solo fino alla fine del 2021 e partirà da quest’anno, ma con tempistiche differenti a seconda del settore pubblico o privato di riferimento.

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