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Breve storia della legge di bilancio 2019 Tra scontri, maxiemendamenti e decretoni

La legge di bilancio approvata dal Governo italiano per il 2019 ha causato momenti di forte tensione, tanto in Italia quanto all’interno dell’Unione Europea.

La Legge ha preso il via dalla ‘NaDef’ (la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza). Presentata dai due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini il 27 settembre 2018, la nota venne approvata da Consiglio dei Ministri, ma contestata dalle opposizioni, dal presidente Sergio Mattarella e dalla Commissione Europea.

Motivo della disputa fu lo sforamento del rapporto debito/PIL, previsto al 2,4% – ma richiesto non superiore al 2% dallo stesso ministro dell’Economia e delle Finanza Giovanni Tria e dall’UE – per coprire il reddito di cittadinanza, la flat tax al 15% per le imprese, la riduzione del numero delle aliquote IRPEF, il mancato aumento dell’IVA e la Quota 100.

In seguito all’approvazione della NaDef in Parlamento (11 ottobre 2018) e la pubblicazione del Draft Budgetary Plan dell’Italia da parte della Commissione europea (15 ottobre 2018), il documento subisce una prima bocciatura da parte della Commissione (18 ottobre 2018). Di seguito, il Commissario europeo per gli Affari Economici e Monetari Pierre Moscovici e il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis indirizzano una lettera al ministro Tria, nella quale si richiamano le disposizioni dell’art. 7 del Regolamento UE n. 473/2013, evidenziando un distacco tra il Patto di Stabilità e Crescita dell’UE e la politica economica e finanziaria italiana.

Il documento viene definitivamente bocciato il 21 novembre 2018: il Paese rischia la procedura di infrazione.

Poiché i partiti di maggioranza non sembrano trovare accordi sulle coperture necessarie alla legge di bilancio, il premier Giuseppe Conte minaccia di ritirare la fiducia al Governo. La legge si presenterà dunque in Parlamento con un ‘maxiemendamento’, approvato il 23 dicembre al Senato e il 29 dicembre alla Camera: la revisione del documento programmatico di bilancio porta a una riduzione del rapporto del debito/PIL al 2,04%, mentre reddito di cittadinanza e quota 100 vengono rinviati a decreti attuativi ad hoc.

Il 17 gennaio 2019 il Consiglio dei Ministri approva il cosiddetto ‘decretone’, in cui vengono stabilite le specificità del reddito di cittadinanza e della quota 100 in materia di pensioni.

Tra le principali misure delle due iniziative, che dovrebbero effettivamente entrare in funzione dal mese di aprile,  il reddito di cittadinanza – volto a contrastare la povertà e a promuovere lavoro e formazione – prevede, per i beneficiari, un reddito che va dai 480€ ai 780€, legato a precisi percorsi di formazione e all’accettazione di proposte di lavoro offerte dai Centri per l’impiego (è obbligatorio accettare una delle prime tre proposte ricevute), oltre a sgravi fiscali per le imprese che assumono i beneficiari di tale iniziativa.

La Quota 100 prevede la possibilità di pensione anticipata per coloro che raggiungono 62 anni d’età e 38 anni di contributi: tale misura sarebbe volta a favorire anche l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Tuttavia, anche se entrambi i ‘provvedimenti bandiera’ dei due partiti alla maggioranza siano stati definiti, la legge di bilancio non smette di spaccare l’opinione pubblica: se c’è chi vede in questi provvedimenti l’opportunità di un florido futuro economico per il Paese, c’è anche chi sostiene che la legge non faccia altro che rendere più prossima l’ombra della recessione.

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