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Elezioni UE: tra collocazioni e nuove alleanze Riusciranno Popolari e Socialdemocratici a mantenere la maggioranza in Parlamento?

Di Federica Cannata

Le elezioni europee del prossimo 23-26 maggio costituiscono uno degli eventi politici più attesi del nuovo anno, perché presenta la duplice occasione di constatare in primis la credibilità dell’Europa agli occhi dei cittadini e di misurare, inoltre, la popolarità dell’ondata populista ed euroscettica che ha caratterizzato di recente il rinnovo di diversi parlamenti nazionali europei.

La IX legislatura si caratterizza per alcune importanti novità, quali la riduzione del numero complessivo di seggi distribuibili, che scende a 705;  e l’attribuzione di qualche seggio in più ad alcuni dei Paesi con il numero di più alto di abitanti, restanti nella membership dell’Unione, come conseguenza dell’uscita del Regno Unito dalle Istituzioni europee: il Parlamento europeo, infatti, ha deciso che solo 27 su 73 seggi spettanti all’Uk sarebbero redistribuiti, riservando la differenza a Paesi che in futuro potrebbero aderire all’Ue.

In effetti, sono proprio gli Stati assegnatari del numero più alto di seggi – come l’Italia, la Germania, la Francia, la Spagna e la Polonia – i più “osservati” in termini di orientamento di voti.

In Italia, il governo penta-leghista è anti-establishment e sembrerebbe correre diviso: in effetti, il Movimento 5 stelle, attualmente affiliato all’EFDD (euroscettici) di Farage, sembrerebbe voler diventare l’”apri fila” di un nuovo gruppo parlamentare, preferibilmente composto da nuovi partiti che condividono un programma comune su ambiente, lavoro e diritti; per contro, la Lega di Matteo Salvini, attualmente nel gruppo parlamentare dell’ENF (estrema destra), sembrerebbe voler creare un fronte unico dei popolari e sovranisti di destra. Tuttavia, se l’esito di queste elezioni confermasse il livello di gradimento di queste due forze politiche di governo, esse guadagnerebbero circa 2/3 dei seggi spettanti all’Italia (76).

Anche in Germania, le recenti elezioni in Baviera sembrerebbero aver indebolito il consenso per i democristiani (CDU) e i socialdemocratici (SPD) e, per contro, rafforzato la preferenza per i Verdi. Tuttavia, se i risultati elettorali delle ultime elezioni dovessero essere confermati alle europee, e se i partiti che hanno vinto le elezioni tedesche riconfermassero la loro appartenenza agli attuali gruppi parlamentari, il CDU di Annegret Kramp-Karrenbauer porterebbe più di 30 seggi al PPE (popolari), mentre l’SPD porterebbe circa 20 seggi all’S&D (socialdemocratici).

Incerto è anche l’esito in Spagna, dove le elezioni di dicembre in Andalusia hanno segnato l’ingresso della destra estrema nel Parlamento regionale: i socialisti hanno ottenuto 1/3 dei seggi e questo non ha consentito loro di avere la maggioranza assoluta.   

Ancor più difficile è stabilire a quali esiti porterà per la Francia il movimento di protesta contro il governo, organizzato dai c.d. gilet gialli. La République en Marche! di Emmanuel Macron ha ottenuto il 32,3% dei voti alle elezioni del 2017 e costituirebbe un nuovo partito nel Parlamento europeo , che si collocherebbe potenzialmente nel gruppo parlamentare dei liberali dell’ALDE.

Il “trend” che sembra farsi strada non appare sufficiente per scommettere su una rottura certa dello schema classico PPE-S&D, né sull’ipotesi che queste elezioni segnino sicuramente uno “spartiacque” rispetto al passato; tuttavia, sembrerebbe che questo tradizionale “asse” non goda di ottima salute in diversi angoli dell’Europa.