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Una Svizzera più Europea Bocciato il Referendum proposto dall’Udc

Il 25 novembre scorso la Svizzera è tornata alle urne per un nuovo referendum sul primato della Costituzione confederale. L’iniziativa, promossa dal partito sovranista Udc, aveva posto sul tavolo la proposta di un “diritto svizzero anziché giudici stranieri”, rendendo la Costituzione la legge primaria del Paese a discapito dei trattati internazionali.

La proposta, vista nel dettaglio, avrebbe reso la Costituzione di rango superiore rispetto ai trattati e, nel caso di contraddizione fra trattati e la suddetta, il Governo avrebbe potuto o rinegoziare l’accordo oppure denunciare il trattato. Fin dal primo momento, però, questa prospettiva ha trovato la ferma opposizione del governo di Berna (del quale fa parte anche l’Udc) dato che, stando alle dichiarazioni dei rappresentanti elvetici, una mossa simile avrebbe rischiato di minare la stabilità dei trattati economici, soprattutto tra Ue e Confederazione, nonché culturali, ambientali, sui diritti umani e di polizia, secondo quelle che sono le Convenzioni di Schengen.

Il referendum non ha dunque sortito alcun effetto, dato che, già a metà scrutinio, la percentuale di preferenze per il no all’iniziativa si attestava a oltre il 67%, con i favorevoli alla “svolta sovranista” fermi al 33%. L’intento dell’Udc è però apparso molto chiaro: minare la stabilità dei rapporti con l’UE al fine di influenzare l’andamento dei negoziati fra la stessa UE e la Confederazione Elvetica.

Bruxelles ha infatti richiesto a Berna un nuovo quadro di rapporti bilaterali, dopo la ferma opposizione circa l’adesione Svizzera alla UE; il timore dell’Udc è quello di una “mano invisibile” del tribunale arbitrale che imponga regole europee su suolo elvetico. Forte delusione trapela difatti dalle parole degli esponenti del partito, i quali reputano questa scelta un “prostrarsi alle volontà europee”. Tale pensiero e senso di delusione è stato inoltre avvalorato della presidente del Partito Céline Amaudruz, la quale, ai microfoni della tv elvetica, ha definito questo risultato una “enorme sconfitta”.

Soddisfazione invece da parte degli altri Partiti di governo, con le parole del ministro della Giustizia elvetico Simonetta Sommaruga che attestano la stabilità di un sistema di “checks and balances”, evidenziando come “gli elettori non vogliono un sistema rigido che potrebbe creare problemi con i trattati internazionali”.

A tali dichiarazioni sono seguite le reazioni delle istituzioni europee che, attraverso un tweet del portavoce del Consiglio d’Europa, Daniel Holtgen, hanno espresso soddisfazione e sollievo, dicendosi “rallegrati dal risultato del referendum in Svizzera”. La Confederazione Elvetica, attraverso tale decisione, ha “onorato gli impegni e gli obblighi derivanti dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani”, mettendo in primo piano il rispetto per le Sentenze di Strasburgo.

La Svizzera si dimostra ancora una volta un fondamentale partner nei rapporti bilaterali con l’Europa, nonché un alleato valido nella difesa dei valori fondamentali del Continente. D’altro canto, la maggioranza della popolazione elvetica ha dimostrato come l’Europa e i suoi principi fondamentali siano ancora oggi un cardine importante nella costruzione della società del futuro.