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Nuove tensioni tra Canada e Cina Il caso Huawei, fonte dell'attuale crisi diplomatica

In occasione della consueta conferenza stampa di fine anno, svoltasi a Ottawa lo scorso 19 dicembre, il primo ministro Justin Trudeau ha guidato i cittadini canadesi tra gli eventi che hanno recentemente condotto il Paese al centro della scena politica internazionale, fornendo una chiara panoramica del turbolento e vivace anno trascorso. Il premier canadese si è, così, espresso su alcune cruciali tematiche del momento, rendendo protagoniste del proprio discorso le lotte politiche interne, le crisi diplomatiche e le nuove guerre commerciali.

Passati in rassegna i traguardi raggiunti dal proprio governo, si sono, successivamente, resi inevitabili i riferimenti ai fatti più controversi dell’anno. In risposta alle domande dei giornalisti presenti, Justin Trudeau ha, infatti, commentato alcuni episodi cruciali della politica interna e interazionale. In particolare, ha preso atto del grande, quanto prevedibile, clamore generato dall’attuale instabilità delle relazioni con la Cina.

A partire dal 1° dicembre, infatti, lo scontro tra i due Paesi non mostra segni di attenuazione.  Arrestata a Vancouver su richiesta degli Stati Uniti e successivamente rilasciata su cauzione, Meng Wanzhou, CFO del colosso della telefonia cinese Huawei, è diventata il simbolo della disputa in corso. Accusata dagli Stati Uniti di violazione delle sanzioni imposte contro l’Iran e di attività illecite ai danni della sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, Lady Huawei è attualmente sottoposta all’obbligo di non lasciare il territorio canadese, dove il prossimo 6 febbraio dovrebbe svolgersi il processo per la sua estradizione negli Stati Uniti.

Dal momento dell’arresto, l’inevitabile disputa ha, dunque, dominato le relazioni tra Cina e Canada. Il Ministero degli Esteri cinese, ha, infatti, immediatamente accusato lo Stato nordamericano di aver violato il protocollo consolare operante tra i due Paesi, “non notificando tempestivamente all’ambasciata cinese l’avvenuto arresto di Meng Wanzhou”. Successivamente, il Viceministro degli Esteri cinese avrebbe convocato l’ambasciatore canadese a Pechino, John McCallum, presentando ulteriori critiche nei confronti dell’operato del Canada, che avrebbe determinato, secondo quanto affermato dalle autorità cinesi, una violazione dei diritti umani della dirigente di Huawei.

Ad aumentare le tensioni e a rendere ancora più incerti gli esiti di tale vicenda, si è aggiunta una serie di arresti avvenuti ai danni di tre cittadini canadesi. L’ex diplomatico Michael Kovrig, l’imprenditore Michael Sparov, e un terzo soggetto d’identità ancora ignota, sarebbero stati, infatti, arrestati in Cina con l’accusa di compiere attività considerate “una minaccia alla sicurezza nazionale cinese”.  

Interpretabili come una possibile rappresaglia cinese al ‘caso Huawei’, tali detenzioni avrebbero infiammato la politica interna del Canada, concentrata ormai da settimane sull’accaduto e in attesa di risposte dal premier Trudeau.

Nonostante non sia stato ancora confermato il collegamento tra gli arresti avvenuti in Cina e il ‘caso Huawei’, le polemiche sembrano, tuttavia, destinate ad aumentare. Accusate di avere compiuto un’azione premeditata, le autorità canadesi continuano a sottolineare come l’arresto di Meng Wanzhou sia da considerarsi “un caso giudiziario e non politico”, ma l’incertezza sugli sviluppi di tale vicenda sembrerebbe destinata a proseguire.

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