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Nessuno scenario escluso per Brexit I piani di emergenza della Commissione europea e del governo britannico

Di Federica Cannata

Il voto tanto atteso del Parlamento britannico sull’intesa raggiunta dall’Unione europea e dal Regno Unito il 25 novembre scorso si è infranto nella decisione della premier britannica, Theresa May, di rinviarlo a metà gennaio, al fine di scongiurarne la bocciatura e tentare di strappare alla controparte condizioni migliori per la permanenza dell’UK – durante il periodo di transizione previsto dall’accordo – nel mercato unico e nell’unione doganale.

Le speranze di Theresa May sono però state gelate dalle conclusioni del Consiglio europeo del 14 dicembre scorso, che ha stabilito che l’intesa raggiunta non è aperta a rinegoziazione”.

A pesare sul via libera all’accordo dal Parlamento di Westminster sono anche i 117 voti contrari all’operato della May, la quale è stata sottoposta al voto di censura su richiesta di 48 parlamentari dello stesso partito dei Tory, contrari appunto all’intesa raggiunta con l’Ue.

Il verificarsi dell’ipotesi di una Brexit senza accordo non è da escludersi.

In effetti, in questo clima di incertezza sulle modalità con cui si svolgerà il “divorzio”, la Commissione europea ha unilateralmente predisposto il proprio piano di emergenza, che entrerebbe in vigore il 29 marzo solo in caso di “no deal.

Il piano della Commissione consta di 14 misure temporanee volte a limitare i danni nei settori chiave della comunità che necessitano di continuità anche dopo la Brexit; tra questi i trasporti, la finanza, la protezione dei dati, le politiche ambientali.

Sotto il profilo finanziario, in effetti, a garanzia della stabilità finanziaria in Europa e per aiutare gli operatori di alcune aree che non riuscirebbero a fronteggiare i rischi a partire dalla data del recesso, la Commissione ha stabilito l’equivalenza dei servizi finanziari britannici a quelli europei, per uno o due anni. Quanto al trasporto aereo, al fine di scongiurare una piena interruzione del traffico aereo tra Ue e UK, l’Unione consente per un anno ai vettori aerei provenienti dal Regno Unito di volare sul territorio Ue, a condizione che il Regno Unito riconosca lo stesso diritto ai vettori aerei europei.

In base al programma, la legislazione Ue su importazione ed esportazione delle merci sarà applicata dopo il recesso, il che implica la sottoposizione delle merci ai controlli e la riscossione dei dazi e delle tasse. Particolare attenzione è stata posta poi sugli articoli ad uso sia civile sia miliare: in effetti, rispetto a questi prodotti, la Commissione inserisce il Regno Unito nella lista dei Paesi verso i quali tali merci sono esportabili.

Infine, rispetto ai diritti dei cittadini britannici nel territorio Ue, la Commissione europea invita i Paesi membri ad essere “generosi” , continuando a considerarli legalmente residenti dal 29 marzo.

Anche il Regno Unito, dal canto suo, si prepara all’uscita senza accordo, invitando le aziende a prepararsi a questo scenario e fornendo loro informazioni sulle modalità da seguire. Sarebbe stato previsto altresì lo stanziamento di 3500 truppe per aiutare l’esecutivo a fornire ai cittadini i servizi essenziali.

Tuttavia, il governo britannico continua ancora a lavorare anche su altri due fronti: l’ uscita con accordo – con la sottoposizione ai Commons del regime di circolazione post periodo di transizione – e sull’ipotesi di un secondo referendum.