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Jair Bolsonaro e l’ombra della corruzione Accuse per il “Trump brasiliano” e i suoi collaboratori

Di Stefania Nicola

Il prossimo Presidente della Repubblica del Brasile, che si insedierà ufficialmente il primo gennaio, ha scelto i 22 ministeri che comporranno il nuovo governo, ma alcuni nomi hanno acceso forti polemiche nel Paese. Il Supremo Tribunale Federale brasiliano (Stf), su richiesta della Procura generale, avrebbe infatti aperto un’inchiesta nei confronti di Onyx Lorenzoni, uomo di fiducia di Bolsonaro. Le accuse riguardano un presunto finanziamento illecito, ricevuto dal designato Ministro dell’interno da parte della multinazionale JBS (leader brasiliana nel settore alimentare) per finanziare il partito Social-Liberale e la campagna presidenziale di Bolsonaro.

Questo caso si intreccia all’inchiesta Lava Jato che ha colpito anche l’ex Presidente della Repubblica, Lula da Silva, condannato in primo grado a nove anni di carcere, per corruzione e riciclaggio di denaro. Il Stf brasiliano analizzerà ora la richiesta di “habeas corpus”, avanzata dalla difesa di Lula per dichiarare nulla la sentenza, in quanto emessa dal giudice Sergio Moro, neo ministro della Giustizia del Governo Bolsonaro, che avrebbe quindi “agito per fini politici”. Bolsonaro aveva costruito la sua campagna elettorale proprio sul discredito che le inchieste anti-corruzione hanno gettato su Lula e sui partiti tradizionali; per questo motivo le accuse rivolte all’entourage del Presidente hanno causato ancora più sconcerto.

Numerose polemiche riguardano inoltre il tema ambientale. Inizialmente, l’intenzione espressa dal neo Presidente di unire il ministero dell’Ambiente e quello dell’Agricoltura, sebbene poi ritrattata, confermava le affermazioni di Bolsonaro, secondo cui la protezione dell’ambiente non sarà prioritaria in agenda. La questione diventa ancora più decisiva se si considera che il Brasile è lo Stato con la più estesa foresta tropicale al mondo. Inoltre, la ministra designata all’agricoltura, Tereza Cristina, al momento unica donna ad aver ricevuto un’investitura dall’ex militare, è uno dei nomi ad aver suscitato proteste.  Denominata da alcuni come la “Musa del veleno”, per aver presentato una legge che consentiva l’uso di sostanze tossiche nei raccolti per aumentare la produzione e le vendite, nel 2013 sarebbe anche stata al centro di uno scandalo per aver favorito un’impresa brasiliana in cambio di denaro.

Le accuse di corruzione, sottolineate fino ad ora, sono particolarmente gravi, dal momento che Bolsonaro si era presentato agli elettori come “l’uomo contro il sistema”, giusto e incorruttibile. Egli, infatti, era riuscito a vincere una campagna elettorale a cui fisicamente non aveva preso parte, oltre che con un uso sapiente e provocatore dei social. Aveva proprio sfruttando il già menzionato scandalo di corruzione Lava Jato, che aveva colpito non solo lo storico leader del Partido dos Trabalhadores, ma anche i partiti di centro e centro destra.

Le elezioni hanno evidenziato le fratture che attraversano il Paese, facendo temere una futura escalation della tensione sociale, in uno Stato tristemente noto per l’elevato tasso di omicidi.

Dal 2017 infatti, secondo i dati del Forum Brasileiro de Seguranca Publica, si è superata la soglia delle 60.000 morti violente che, in altri termini, significa un omicidio ogni 7 ore.

A seguito di questi avvenimenti e di nuove minacce di morte riferite dal neo eletto Presidente, l’attuale ministro per la Sicurezza istituzionale Sergio Etchegoyen ha annunciato che saranno adottate “misure speciali di sicurezza”.

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