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Corte EDU: l’avvio di una fase non contenziosa La Corte di Strasburgo inizia la sperimentazione di una nuova forma di risoluzione delle controversie: si raggiungeranno i risultati sperati?

Anno nuovo vita nuova? Forse non in questi termini, ma senza dubbio l’anno che sta per cominciare sarà certamente importante per il sistema Convenzionale. Infatti, il 2019 inizierà subito con una grande novità alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Come riportato dal comunicato del 18 Dicembre 2018, a partire dal 1° gennaio 2019 la Corte di Strasburgo avvierà in via sperimentale una nuova forma di risoluzione delle controversie disponibili sotto la propria giurisdizione, aggiungendo, di fatto, la possibilità di una modalità amichevole alla tradizionale forma conteziosa valida per tutti gli Stati contraenti.

La procedura, sebbene ancora da constatare in pratica, appare piuttosto lineare in quanto “there are essentially two aspects to this new practice. Firstly, the Court’s Registry will usually make a friendly settlement proposal when respondent governments are given notice of applications. Secondly, there will be two distinct phases in the procedure: a 12-week friendly settlement phase (non-contentious), and a further 12-week observations phase (contentious with an exchange of observations)”.

È partendo da questo punto di vista che le differenze con il sistema attualmente in vigore appaiono subito più rilevanti. Infatti, “currently these two procedures run in parallel; Governments are given 16 weeks to submit their observations on the admissibility and merits of a case. Within the first eight weeks of that period they are also required to inform the Court whether they are prepared to conclude a friendly settlement”. Tuttavia, “under the new practice, the Registry will not make a proposal for friendly settlement in each and every case”.

É importante notare che questo procedimento non potrà essere valido per tutti i casi in cui la Corte sarà chiamata a giudicare. A tal proposito sono state previste delle eccezzioni, per esempio: “cases raising novel issues which have never been examined by the Court or cases where for any specific reason it may be inappropriate to propose a friendly settlement”. La ratio può essere rintracciata nella necessità, da parte della Corte, di continuare a garantire l’accertamento giudiziario in tutti i casi meritevoli affinché la nuova procedura non venga utilizzata per eludere le garanzie di protezione del sistema Convenzionale.

La Corte, inoltre, si riserva la possibilità, alla fine di un anno di prova, di proseguire o meno con questo tipo di risoluzione amichevole delle controversie: molto, evidentemente, sarà diretta conseguenza di come gli Stati membri della Convenzione interagiranno con la nuova procedura di pari passo ai reclami delle vittime. L’obbiettivo prefissato dalla Corte nell’introduzione di questa procedura è quello di stimolare e implementare alternative valide alla classica via giudiziale di risoluzione delle controversie, invogliando le parti a trovare una soluzione conciliante prima di avviare una fase giudiziale.

Questa volontà sembra oggi marcare il percorso evolutivo della Corte europea, sempre alla ricerca di nuove soluzioni e strumenti che possano essere il più possibile in linea con un corretto funzionamento del sistema di protezione sia per quanto riguarda gli Stati parte sia i ricorrenti.  Certamente il progetto è ambizioso e non privo di rischi. Constateremo nel corso dell’anno nuovo, ormai prossimo se, e in quale misura, la Corte avrà vinto la sua sfida.

Pierre Clement Mingozzi

Maturità Classica
Laurea Triennale in Scienze Internazionali dello Sviluppo e della Cooperazione
Anno accademico 15/16 presso Sciences Po Toulouse
Inscritto alla specialistica in “Studi Giuridici Europei”, Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Torino
Coposervizio della sezione “Diritto Internazionale ed Europeo”, MSOI thePost

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