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Israele e la “Terra Promessa” alla Palestina L’annessione è nell’aria

Di Andrea Daidone

Lo scorso ottobre, l’ex ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha annunciato l’approvazione di un nuovo insediamento nella West Bank, a Hebron. Non accadeva da 20 anni.

Gli insediamenti illegali di Israele si sono diffusi in tutta la zona negli ultimi decenni, fino ad arrivare a Gerusalemme Est. Ora, però, l’atteggiamento, e soprattutto le decisioni del ministro “hanno passato la soglia della legalità”, per dirla con le parole di Michael Lynk, osservatore ONU in Palestina.

L’occupazione e la colonizzazione di un territorio sono legalmente giustificati solo come condizione a breve termine ed eccezionale che conduce all’autodeterminazione e alla sovranità. Tuttavia, non è il caso di Israele, che occupa la West Bank e la Striscia di Gaza in modo ininterrotto da 50 anni, rendendo così la sua sgradita presenza, l’occupazione più lunga della storia, ancora lontana dal concludersi.

Attualmente, fra la West Bank e Gerusalemme Est, entrambi territori palestinesi, sono presenti 600.000-750.000 coloni israeliani che risiedono illegalmente, per volere di Tel Aviv. Questa situazione infrange ben due accordi internazionali. Il comportamento di Israele, infatti, vìola la Quarta Convenzione di Ginevra, che proibisce a tutti gli Stati di trasferire i propri cittadini in zone occupate, e si configura come crimine di guerra ai sensi dello Statuto di Roma.

Come se non bastasse, complice l’alleato statunitense, Israele ha, negli anni, ignorato completamente più di 40 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza (si noti che le risoluzioni del Consiglio sono vincolanti) e 100 risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU. Come sostiene lo stesso Lynk, è impellente che il CdS cominci ad avere un atteggiamento più duro con Israele e che lo obblighi a conformarsi alle sue decisioni, prima che l’annessione della West Bank avvenga definitivamente.

Tutto ciò, ammesso che non sia già avvenuta, dal momento che non sempre è necessaria una dichiarazione formale affinché si possa parlare di annessione: la permanenza degli insediamenti, i tentativi di imporre la sovranità tramite leggi e decisioni sono già, di fatto, chiari segni che ormai l’annessione è de facto quasi ultimata.

In quanto stato sovrano, Israele deve rispettare il diritto internazionale, le decisioni del Consiglio di Sicurezza, così come i trattati da esso ratificati. In tal senso, si rende necessaria un’azione da parte della Comunità internazionale affinché il caso israeliano non rappresenti più un esempio di violazione del diritto.