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Il risultato del referendum nazionale in Perù La risposta positiva a tre quesiti modifica il potere legislativo e giudiziario

Domenica 9 dicembre scorso, il popolo peruviano è stato chiamato ad esprimere la propria opinione su alcune riforme costituzionali. Queste riguardano la formazione della Junta Nacional de Justicia (l’ex-consiglio nazionale della magistratura), il finanziamento ai partiti, la non-rielezione immediata dei parlamentari, il ritorno alla bicameralità in parlamento. Il risultato del referendum è stato positivo per i primi tre quesiti, vedendo approvate le riforme corrispondenti; mentre la quarta ha avuto un esito negativo. Una proposta riguardante le quote di genere non è stata invece inclusa nella consultazione, ed è stata respinta dallo stesso Presidente.

Il risultato non ha stupito gli analisti: la riforma amministrativa della giustizia è stata preceduta e causata dallo scandalo Lava Jato, in seno al quale alcuni giudici peruviani sono stati intercettati mentre facevano commercio di sentenze e nomine. Parimenti, l’abolizione del finanziamento ai partiti e il divieto di rielezione immediata dei parlamentari rispecchiano la disaffezione verso le élites politiche che sta già avvenendo in molti paesi occidentali.

Ciò potrebbe spiegare anche il netto rifiuto dei peruviani di duplicare la camera legislativa.

La riforma costituzionale è una proposta dall’attuale presidente, Martín Vizcarra. È stata presentata come la miglior risposta al problema della corruzione politica, tema particolarmente caldo in Perù, soprattutto a partire dallo scorso mese di ottobre. La cronaca nazionale aveva infatti portato a galla ramificati casi di corruzione, con al vertice la storia giudiziaria della famiglia dell’ex presidente peruviano, Fujimori. Recentemente, oltre alla detenzione dello stesso Fujimori, erano stati accusati ed arrestati anche la figlia dello stesso e leader del partito Fuerza Popular, Keiko Fujimori, e l’ex presidente Alan García, che si era anche visto negare una richiesta asilo politico in Urugay.

Proprio  sulla reazione di sdegno generalizzata l’attuale presidente Martín Vizcarra ha creato la sua fortuna politica.

I partiti di destra hanno contestato la consultazione, dipingendola come una manovra populista, arrivando ad equipararla ad un colpo di stato che potrebbe dare avvio ad una dittatura, e accusando il governo di perseguitare politicamente i dirigenti della parte opposta.