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Il permesso di soggiorno umanitario: quale futuro per l’istituto giuridico? Mentre il Parlamento europeo sollecita una legislazione comune in materia di rilascio di soggiorno umanitario, il futuro dell’istituto appare incerto nell’ordinamento italiano

Con il voto dello scorso martedì, il Parlamento europeo ha ufficialmente richiesto alla Commissione europea di adottare un’iniziativa legislativa volta alla definizione di un “European Humanitarian Visa”, un premesso di soggiorno umanitario che abbia valore europeo. L’UE non dispone, infatti, di un framework armonizzato di norme per le procedure di ingresso nel territorio europeo.

La possibilità di accedere in Europa legalmente e di avere uno status riconosciuto nei diversi Stati membri al fine di chiedere ufficialmente la protezione internazionale è, secondo il Parlamento europeo, la strategia migliore per evitare che i migranti rischino la vita nelle pericolose traversate del Mediterraneo e per combattere il traffico illegale di essere umani.

Sebbene la competenza di adottare specifiche decisioni in merito a tale permesso umanitario dovrebbe rimanere nelle mani degli Stati membri, la proposta del Parlamento porrebbe fine alla situazione odierna in cui l’istituto è presente, in maniera discrezionale, soltanto in alcuni paesi.

Tra gli altri, l’Italia ha disposto, con le previsioni del decreto legislativo 251/2007, del cosiddetto “permesso di soggiorno umanitario”, il quale si discosta però dalla fattispecie immaginata a livello europeo. Il permesso di soggiorno umanitario si affiancava infatti al permesso di soggiorno rilasciato ai titolari dello status di rifugiato e ai titolari di protezione sussidiaria (i due istituti che, nel diritto internazionale, compongono la protezione internazionale). In particolare, il permesso di soggiorno umanitario veniva rilasciato in caso di diniego dello status di protezione internazionale, qualora ricorressero “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultati da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato”, oppure in caso di riconoscimento della protezione temporanea per rilevanti esigenze umanitarie.

Il decreto legge del 4 ottobre 2018, n. 113 (il cosiddetto decreto Salvini) ha però sostanzialmente mutato la situazione. Il testo elimina infatti sia la generale previsione del permesso di soggiorno per motivi di carattere umanitario, sia la possibilità di utilizzo dell’istituto nel caso di violenza domestica e di sfruttamento lavorativo. Gli unici casi in cui è prevista l’emanazione del permesso di soggiorno umanitario sono il caso di necessità di cure mediche, il caso di calamità e di atti di particolare valore civile”, dando a quest’ultima casistica natura premiale.

Pur non essendo ancora del tutto chiare le conseguenze dell’eliminazione del “generico” permesso di soggiorno umanitario, è necessario porsi innanzitutto la questione della retroattività della norma: è possibile escludere il rilascio del permesso umanitario a chi abbia già maturato il diritto?

La verifica va sicuramente effettuata nel senso di esaminare la compatibilità della nuova previsione in materia da un lato con i principi dell’art. 2 della Costituzione e, dall’altro, con l’art. 117, in riferimento all’art. 8 della CEDU.

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