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Il conflitto senza fine All’ONU si vota una risoluzione anti-Hamas

Il territorio di Gaza, che conta oltre 2 milioni di persone, è soggetto ad un blocco imposto dallo Stato d’Israele da circa 11 anni. Da molti definito un vero e proprio assedio, l’occupazione avrebbe limitato il movimento della popolazione palestinese dentro e fuori l’area.

Israele aveva ritirato le proprie truppe e i propri coloni dal perimetro nel 2005, ma ha mantenuto uno stretto controllo delle frontiere, terrestri e marittime, riducendo, di molto, lo sviluppo economico della regione. Il timore di Israele è, infatti, che una maggior libertà nella Striscia possa determinare un maggior traffico di militanti e di armi.

Quella di Israele è un’occupazione che, fin dal suo inizio, non ha mai voluto concedere alcun diritto ai palestinesi. Dopo 20 anni di inutili negoziati gli israeliani non accettano l’indipendenza di Gaza. Continuano, invece, a pensare che la Palestina sia esclusivamente ebraica. Ufficialmente, si dicono a favore della soluzione a due Stati, eppure, fanno di tutto per boicottare la creazione di uno Stato palestinese. È da questa prospettiva che si può comprendere la loro volontà di sfruttare ogni minima tensione a Gaza per rendere invivibile la vita dei propri abitanti e spingerli così alla fuga all’estero. Infine, quando la Palestina sarà spopolata dei propri abitanti, potranno indire delle elezioni che stabiliscano il carattere ebraico di Israele, fingendosi così una democrazia.

È contro tutto ciò che Hamas combatte.“Un cessate il fuoco dopo giorni di scontri e violenze si era adombrato circa un mese fa”: la tregua con Israele è stata annunciata così dai gruppi militanti palestinesi nella Striscia di Gaza. I movimenti, tra cui Hamas, hanno diffuso una dichiarazione congiunta affermando che rispetteranno la cessazione delle ostilità fino a quando anche Gerusalemme lo farà. “Gli sforzi dell’Egitto”, si legge nel comunicato, “hanno permesso di arrivare a un cessate il fuoco tra la resistenza e il nemico sionista”.

Dalla parte israeliana, però, nessun risposta pubblica ufficiale.

La scorsa settimana, durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è avvenuta la votazione di una risoluzione che, per la prima volta, ha visto in assoluto la condanna del gruppo palestinese Hamas. L’iniziativa è partita dall’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley. L’Assemblea Generale, però, ha bocciato la mozione Usa che chiedeva la condanna di Hamas per il lancio di razzi verso il territorio israeliano e per incitamento alla violenza. Una risoluzione a senso unico, che non prevedeva una condanna né dell’assedio della Striscia da parte di Tel Aviv, ormai lungo quasi 12 anni, né le operazioni israeliane su Gaza, compresa quella che ha infiammato la tensione un mese fa: l’incursione di un gruppo di soldati in abiti civili nella Striscia e l’uccisione di un alto funzionario del movimento islamico.

Servivano i 2/3 dei voti in Assemblea per l’approvazione, ma la risoluzione ha ottenuto solo 87 sì, contro 57 no e 33 astensioni. Tra i voti contrari da segnalare quello dell’Arabia Saudita, noto alleato americano – e anche israeliano – e nemico dichiarato della Fratellanza Musulmana, di cui Hamas è parte. Un no anche dagli Emirati Arabi, dallo Yemen e dal Bahrain. Per una volta Riyadh si è trovato dalla stessa parte dell’Iran nella condanna dell’occupazione israeliana. Tra i voti contrari anche l’Egitto anti-islamista di al-Sisi, la Cina, Russia, Giordania e, più in generale, da quasi tutti i paesi africani.

Hanno votato invece a favore i paesi europei e quelli sudamericani, con qualche caso di astensione.

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