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Una nuova guerra di dazi Kosovo e Serbia di nuovo ai ferri corti dopo l’imposizione di dazi da parte di Pristina

Le relazioni tra Serbia e Kosovo vivono un momento di forte difficoltà.

Il 21 novembre scorso il governo kosovaro di Ramush Haradinaj ha alzato i dazi doganali dal 10% al 100% su tutti i prodotti provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia-Erzegovina.

Questa decisione arriva in risposta all’esito negativo della votazione per l’ammissione del Kosovo nell’Interpol, l’organizzazione internazionale dedita al contrasto del crimine internazionale. Il rigetto della candidatura kosovara è stato percepito come una vittoria della Serbia, che molto si era spesa in questo senso.

Per il presidente serbo Vucic, il suo Paese non cederà: “Vogliono esercitare pressioni per ottenere la nostra capitolazione e il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, ma questo non accadrà”.

L’imposizione dei dazi ha provocato dure reazioni non solo della Serbia, ma anche degli alleati occidentali del Kosovo. Per l’alto rappresentante Federica Mogherini, i dazi “non sono una misura che aiuta a costruire delle buone relazioni di vicinato e bisogna che siano revocati”. Il segretario di Stato statunitense Mike Pompeo ha invitato Pristina a collaborare con Belgrado per “evitare provocazioni e allentare la tensione”.

Dalla parte del governo kosovaro, si è schierato invece il primo ministro albanese Edi Rama, per cui i dazi “sono una silenziosa reazione politica e un invito per la Serbia a stare con i piedi per terra”.

La decisione ha acutizzato le tensioni con la popolazione serba: 4 sindaci di comuni a maggioranza serba nel nord del Kosovo si sono dimessi in segno di protesta, unendosi alle manifestazioni che si sono tenute nella parte nord della città di Mitrovica. Sabato 2 dicembre, i parlamentari del partito serbo Lista Srpska hanno passato la notte nei loro uffici chiedendo un incontro con il commissario europeo Hahn in visita a Pristina.

L’aumento dei dazi, inoltre, viola l’accordo di libero scambiotra i Paesi della regione, il CEFTA. Oltre a colpire le esportazioni serbe verso il Kosovo, che valgono circa 440 milioni di Euro annui, la decisione rischia di danneggiare anche l’economia kosovara. Nonostante la Serbia non abbia reagito imponendo dei dazi, secondo Besnik Krasniqi, professore di economia a Pristina, i problemi non sorgono tanto per i consumatori, quanto per le imprese, che utilizzano materie prime serbe; in particolare, a rischio sarebbe l’industria alimentare, che fa arrivare farina e mais: “il governo dovrebbe sovvenzionare questo settore per mantenere la situazione sotto controllo” avvisa Krasniqi.