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Si aggrava la situazione Hutu-Tutsi in Burundi L’ombra della manipolazione governativa sul caso Ndadaye

Bujumbura, 2 dicembre 2018. Un arresto rischia di riaccendere le tensioni etniche in Burundi, a lungo lacerato da una feroce guerra civile dal 1993 al 2005.

Il Paese è stato scosso dalla notifica di arresto a carico dell’ex presidente Pierre Buyoya, accusato di aver ordito il complotto militare che ha portato all’uccisione di Melchior Ndadaye, il primo politico a essere democraticamente eletto nella storia dell’ex colonia belga.

Buyoya non ha riconosciuto la legittimità del mandato d’arresto, e lo ha anzi definito come una mera tattica di distrazione dell’opinione pubblica, utile a nascondere i risultati fallimentari dell’attuale presidente Pierre Nkurunziza.

Il peso dell’omicidio di Ndadaye ha gravato a lungo sulla politica nazionale, tanto che la relativa inchiesta è sempre stata avvertita come una priorità nazionale, sia dal governo sia dall’opinione pubblica. Oltre ad essere considerato l’eroe della democrazia nazionale, infatti, Ndadaye era di etnia Hutu, e la sua elezione, nel 1993, aveva fatto intravedere la speranza di un’emancipazione collettiva per una fetta di popolazione, che, per quanto maggioritaria, era sempre stata lontana dai centri di potere. Cento giorni dopo la sua elezione, tuttavia, Ndadye venne ucciso in un golpe organizzato dell’esercito a maggioranza Tutsi, ma agevolato da personalità politiche rimaste oscure, spesso qualificate dal Ministro della Giustizia del Burundi come potenti, ben protette e inserite al meglio dentro l’apparato governativo.

Eminenze grige o meno, quello che è certo è che gli indizi più rilevanti andarono persi nel corso della guerra civile che scaturì da quell’omicidio politico, miccia di un conflitto finito solo un decennio fa.

Di fronte a un tale passato, è facile capire come il fragile status quo raggiunto possa essere minato dall’emanazione di una notifica d’arresto proveniente da un governo guidato da un Presidente di etnia Hutu contro un ex politico Tutsi. Peraltro a fronte dell’opacità delle elezioni che hanno confermato Nkurunziza al governo.

La stessa Unione Africana, di solito restia a interferire nelle faccende interne degli Stati membri, ha raccomandato a Bujumbura di non mettere a rischio la pace nazionale e ha espresso le proprie preoccupazioni di fronte al mancato consolidamento del dialogo interetnico a livello nazionale.