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Medio Oriente: 7 giorni in 300 parole

BAHREIN

1 dicembre. Si è tenuto il secondo turno delle elezioni municipali e parlamentari per eleggere 31 membri del Consiglio dei Rappresentanti e 23 dei consigli municipali. Durante il primo turno, infatti, svoltosi il 24 novembre, erano stati eletti solo 9 parlamentari su 40 e 7 membri dei municipi su 30.

2 dicembre. Secondo i risultati, sarebbero state elette 6 donne, dato storico per il Paese.

GIORDANIA

1 dicembre. Diverse proteste si sono verificate nel centro di Amman. Durante il loro svolgimento, circa 300 manifestanti hanno intonato slogan contro il governo e contro una legge fiscale emanata dal Parlamento. Appoggiata dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), la normativa in questione impone un aumento delle tasse sul reddito di circa il 5%, per i dipendenti salariati, e tra il 20% e il 40% per le imprese. Lo scopo di tale misura sarebbe quello di ridurre le dimensioni del debito nazionale, che ammonterebbe a circa 40 miliardi di dollari, e, in generale, di giovare all’economia del Paese.

IRAN

1 dicembre. Durante una cerimonia trasmessa in diretta dalla televisione statale, è stato mostrato un nuovo cacciatorpediniere, il Sahand. Progettato e costruito interamente nel Paese, avrebbe la capacità di evadere radar.

2 dicembre. Il portavoce dell’esercito iraniano, Abolfazl Shekarchi, ha dichiarato che l’Iran continuerà ad eseguire test missilistici per sviluppare le proprie capacità difensive e di deterrenza. Tali dichiarazioni sono giunte in seguito alle accuse formulate dagli Stati Uniti e concernenti l’esecuzione, nella giornata precedente, di un test missilistico. Accusa che Teheran non ha né confermato né smentito.

YEMEN

1 dicembre. I ribelli Houthi hanno annunciato che prenderanno parte alle negoziazioni di pace, mediate dalle Nazioni Unite, che si svolgeranno in Svezia a partire dal 6 dicembre.

4 dicembre. Il governo yemenita ha annunciato che tra i 1000 e i 1500 ribelli Houthi prigionieri verranno liberati in cambio del rilascio di circa 1500-2000 sostenitori del governo.

QATAR

3 dicembre. Durante una conferenza stampa svoltasi nella città di Doha, il ministro dell’Energia Saad Sherida al-Kaabi ha dichiarato che, a partire da gennaio 2019, il Qatar non farà più parte dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC). La decisione è stata, inoltre, confermata dalla Qatar Petroleum, la compagnia di petrolio statale. Il motivo ufficiale sarebbe la volontà del Paese di concentrarsi maggiormente sulla produzione di gas.

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