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COP 24: La sfida dei leader per salvare un mondo fuori rotta Aperta la conferenza mondiale dell’ONU sul clima a Katowice in Polonia

Di Diletta Sveva Tamagnone

Due settimane per rendere effettivo l’Accordo di Parigi sul clima. Con questo intento si apre la 24esima conferenza delle parti nel cuore carbonifero della Polonia che ha previsto il coinvolgimento di oltre 30.000 delegati provenienti da 198 paesi.

Abbiamo solo dodici anni per salvare il clima del nostro Pianeta” così Greenpeace ribadisce l’ultimatum lanciato dalla comunità scientifica all’apertura del summit sul clima. Un’affermazione supportata dal preoccupante Special report dell’IPCC sulla necessità di mantenere il global warming al di sotto della soglia critica di 1,5°C per evitare una “catastrofe climatica”.  

Se, infatti, l’aumento delle temperature dovesse proseguire ai ritmi attuali, la temperatura globale potrebbe raggiungere +1,5°C tra il 2030 e il 2052.

Alla luce di quello che si presenta come un “test per l’umanità”, si manifesta necessario un intervento multilaterale per invertire la rotta intrapresa: l’urgenza di rivedere i piani nazionali sul clima si è tradotta in un appello firmato dalle alte cariche dello Stato di 18 Paesi europei.

Inoltre, l’Unione Europea si è proposta il raggiungimento di un obiettivo ambizioso: quello di “emissioni zero”, ovvero di emissioni uguali agli assorbimenti, entro il 2040.  

Nonostante l’appello di Guterres, segretario generale dell’ONU, alla “questione di vita e di morte” che affligge il pianeta, la prima giornata della conferenza si è conclusa in termini poco ottimistici.  

Il presidente polacco Duda ha ribadito di non poter rinunciare al carbone da cui dipende la “sovranità energetica” del suo Paese in quanto l’80% dell’energia elettrica prodotta deriva dallo sfruttamento di questa materia prima “strategica”.

Tale affermazione entra così in rotta di collisione con i pressanti richiami alla decarbonizzazione e ha suscitato la reazione del direttore polacco di Greenpeace Pekacki, che ha affermato: “Le parole del presidente mettono a rischio l’esito della conferenza”.

In questa penultima fermata per rendere operativo in tempi rapidi il “Paris Rulebook”, ovvero le regole di implementazione dell’Accordo di Parigi, verrà quindi messa alla prova la capacità degli Stati di operare come un unico attore globale per un obiettivo che non può più essere rimandato: la preservazione dell’ambiente naturale e la sopravvivenza dei suoi abitanti.