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Oriente: 7 giorni in 300 parole

CINA.

26 novembre. He Jiankui, scienziato cinese, ha annunciato la nascita dei primi due bebè geneticamente modificati. Il processo di “chirurgia genetica” alla quale i due embrioni sono stati sottoposti sarebbe stato finalizzato a introdurre un gene in grado di renderli più resistenti al virus dell’Hiv e ad altre malattie. La notizia ha immediatamente sollevato critiche all’interno della comunità scientifica mondiale e dell’opinione pubblica. Rappresenterebbe, infatti, un cambiamento epocale nel campo della genetica, ma dalle imponenti implicazioni sul piano dell’etica. Inoltre, se il fatto venisse confermato, si tratterebbe di un esperimento operato illegalmente, secondo l’ordinamento cinese.

28 Novembre. Il giornalista e fotografo cinese Lu Guang è scomparso nello Xinjiang, regione da tempo al centro della repressione della minoranza Uigura da parte del governo centrale.

FILIPPINE.

29 novembre. Tre poliziotti sono stati condannati a all’ergastolo per l’uccisione di uno studente di 17 anni nell’ambito della guerra contro la droga intrapresa dal presidente Duterte. Si tratta della prima condanna dopo mesi di violenze messe in atto dalla polizia locale, la quale, con la giustificazione di dover effettuare operazioni antidroga, ha causato la morte di circa 5000 persone.

TAIWAN.

24 novembre. In occasione delle elezioni amministrative, il partito della presidente Tsai Ing-wen, Partito Democratico e Progressista, ha subito una pesante sconfitta. In seguito a quello che è sembrato essere un plebiscito, la Presidente ha annunciato le proprie dimissioni da leader del partito, portando, tuttavia, a termine il proprio mandato presidenziale. Grande vincitore di queste elezioni è, invece, stato il partito filocinese KMT. Si ipotizza, tuttavia, in una possibile interferenza cinese.

24 novembre. Contemporaneamente alle elezioni amministrative, i cittadini taiwanesi sono stati chiamati ad esprimersi in merito alla legalizzazione dei matrimoni omosessuali. Il risultato del referendum è stato negativo. Tuttavia, la natura puramente consultiva di tale referendum, non obbliga le autorità a retrocedere dall’impegno preso in seguito a una decisione della Corte Costituzionale. Quest’ultima, nel 2017, aveva, infatti, approvato tale legalizzazione, facendo di Taiwan il primo Stato asiatico a riconoscere tale diritto e concedendo all’esecutivo 2 anni di tempo per effettuare i dovuti interventi. Amnesty International continua a fare pressione sul governo affinché non faccia marcia indietro.

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