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Medio Oriente: 7 giorni in 300 parole

IRAN

25 novembre. Un sisma di magnitudo 6,3 della scala Richter ha colpito la provincia iraniana di Kermanshah. Si ritiene che l’epicentro fosse nei pressi di Sarpol-e Zahab. Il governatore della provincia, Hushang Bazvand, ha reso noto l’evento: il numero dei è deceduti, pari a 170, e il numero dei feriti, a 70. La provincia non è nuova a questo tipo di eventi, poiché solo un anno fa, un altro terremoto di magnitudo 7,3 ha ucciso 620 persone. Le onde del sisma sono state avvertite in ben 8 province iraniane e ha provocato feriti, nonché l’interruzione dell’erogazione di energia elettrica.

YEMEN

28 novembre. Secondo i dati del World Food Program, sono 14 milioni le persone che stanno soffrendo la fame in Yemen, dove si è verificato un calo nell’arrivo di grano. Le derrate alimentari sono infatti diminuite del 50% nelle ultime due settimane. La causa è che le compagnie marittime che riforniscono il Paese preferiscono proseguire e saltare lo scalo per via della grande insicurezza che le navi corrono stando attraccate al porto. Le città yemenite, infatti, sono sotto assedio dall’Arabia Saudita e dagli alleati, con il sostegno degli USA, per rovesciare i ribelli Houthi. Si noti che il porto di Hodeidah è la porta d’accesso al Paese per il 70% delle merci, compresi gli aiuti umanitari. Il porto ha una capienza di sette navi. Questa settimana ne è attraccata soltanto una.

LIBIA

26 novembre. Il prezzo del petrolio riprende quota dopo due anni. Non è tuttavia un momento fortunato per il paese nordafricano poiché, proprio ora che il prezzo del greggio sta aumentando ed il governo di Tripoli è intenzionato ad aumentarne la produzione, i membri dell’OPEC hanno deciso di ridurla drasticamente, fino alla fine del 2019. Basti pensare che tra luglio e ottobre la produzione è passata da 670.000, a 1,28 milioni BPD, con una crescita che non si vedeva dall’inizio del conflitto quando la produzione era di circa 1,6 milioni di BPD.

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