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L’esercizio democratico (o)stentato Secondo la monarchia bahrenita le elezioni sono state un successo: è veramente così?

Il 24 novembre scorso si sono tenute in Bahrein, Paese governato da una monarchia costituzionale, le elezioni parlamentari per l’assegnazione di 40 degli 80 seggi totali (il 50% sono assegnati dal re): 293 i candidati (mai così tanti dal 2002), e più di 350 mila gli aventi diritto al voto (50 mila in più rispetto all’ultima tornata elettorale). Ma non si può misurare da queste cifre e da quelle di un’affluenza record, sbandierate dal Bahrein all’opinione pubblica internazionale, la democrazia di un Paese nel quale la popolazione sciita è per la maggior parte esclusa dalla vita politica e l’opposizione al governo è stata prima indebolita e poi estromessa.

Se già nel 2010 il partito di opposizione sciita Al-Wefaq, critico nei confronti della dinastia sunnita Al Khalifa a capo del Paese sin dal 2002, aveva disertato le elezioni, il 2011 aveva poi segnato una fase importante di rivolta sull’onda della primavera araba: ma le repressioni e gli arresti del biennio 2011-2012 mettevano fine agli entusiasmi che vedevano possibile un rinnovamento politico.

Nel 2014 però Al-Wefaq era tornato all’attacco delle elezioni-farsa e aveva invitato la popolazione al boicottaggio, suscitando una reazione forte: dopo aver guadagnato accuse di terrorismo e istigazione alla violenza da parte della corona, il leader Sheikh Ali Salman venne arrestato e poi condannato all’ergastolo, fino ad arrivare alla messa al bando del partito (sorte toccata anche alla forza di opposizione Waad) nel 2016.

Oggi in Bahrein, dove le deboli voci contrarie alla monarchia hanno nuovamente invitato all’astensione, oltre alla libertà politica anche quella di stampa è pressoché inesistente: se infatti i più di 200 osservatori selezionati per garantire la correttezza nei seggi elettorali sarebbero membri di associazioni filogovernative, è provato da recenti fermi che sia sufficiente un tweet contrario al governo per essere arrestati. Sarebbero circa 4000 i detenuti politici oggi in un Bahrein che conta più di 1 milione di abitanti, e la cui monarchia può godere dell’appoggio nel golfo dell’Arabia Saudita e a livello internazionale di Regno Unito e USA, ma che nonostante ciò si trova a dover risollevare un’economia attualmente molto instabile.

Anche alla dinastia Al Khalifa, da più di tre lustri al potere, il futuro impone una sfida importante.

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