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La Russia ha discriminato la comunità LGBT Una sentenza della CEDU mette in luce le discriminazioni russe

Martedì scorso 27 novembre la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) si è espressa su un caso che vedeva opposti 7 attivisti LGBT russi e il Cremlino. La Corte ha stabilito che tra il 2009 e il 2014 Mosca ha discriminato la comunità LGBT non concedendole il permesso di svolgere manifestazioni pubbliche. Ciò avrebbe violato gli articoli 11, 13 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, i quali tutelano il diritto alla libertà di riunione, a un ricorso effettivo e al divieto di discriminazione.

Alla base di queste violazioni ci sarebbe, secondo la sentenza, “il continuo rifiuto da parte delle autorità russe ad approvare le richieste degli organizzatori di tenere delle manifestazioni LGBT”.

Tale rifiuto era “chiaramente motivato dalla disapprovazione delle autorità per il tema delle manifestazioni”. Per la CEDU, infatti, esso non poteva essere giustificato dalle preoccupazioni per l’ordine pubblico, che potevano sorgere dal pericolo delle contro-manifestazioni, in quanto “gli ufficiali di Mosca non hanno fatto sforzi adeguati per evitare questo pericolo”.

Inoltre, per la Corte, la Russia ha violato il diritto ad un ricorso effettivo: le Corti di appello, a cui facevano ricorso gli organizzatori, non erano obbligate a esprimersi prima della data in cui la manifestazione avrebbe dovuto tenersi; di solito, infatti, esse si esprimevano dopo la data prevista, respingendo il ricorso.

La CEDU, nella sentenza, ha fatto espressamente riferimento a una sentenza simile del 2010, “ribadendo l’impegno” dei firmatari della Convenzione  a rispettare le sentenze finali della Corte”. Secondo la Corte, “la natura delle violazioni […] e il ripetersi del problema richiedevano un impegno sostenuto e di lungo periodo nell’adozione di misure generali”.

Il presidente russo Putin ha affermato che la Russia non discrimina gli omosessuali.

Secondo una ricerca del Centro per la Ricerca Sociale Indipendente del 2017, in Russia il numero dei crimini d’odio contro la comunità LGBT è raddoppiato negli ultimi cinque anni; tra le cause, ci sarebbe la “legge sulla propaganda gay” del 2013, che vieta di diffondere “la propaganda per le relazioni sessuali non-tradizionali” ai minori.

Il 26 novembre, in seguito alla decisione della Corte regionale d’appello di Stavropol di non aprire indagini sul suo caso, Maksim Luponov ha dichiarato che ricorrerà alla CEDU per ottenere giustizia. Sarebbe stato sequestrato e picchiato dalla polizia in Cecenia durante un giro di vite che ha colpito la comunità omosessuale nella primavera del 2017.