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Europa: 7 giorni in 300 parole

FRANCIA

24 novembre. Non accenna ad arrestarsi la protesta dei “Gilet gialli”. Nella giornata di domenica, infatti, oltre 80 mila manifestanti hanno invaso gli Champs-Elysées per protestare, ancora una volta, contro l’aumento delle tasse sui carburanti. La protesta, volta ad attirare l’attenzione del presidente francese, Emmanuel Macron, ha tentato di arrivare in rue de Faubourg, sede dell’Eliseo, rimanendo, però, bloccata all’ingresso di Place del la Concorde.  

27 novembre.  Il presidente francese Macron ha lanciato un nuovo “Patto sociale”. Secondo quanto riportato dalla stampa francese, il titolare dell’Eliseo reputerebbe necessario un cambio di rotta, un pensiero sorto dalle numerose polemiche relative agli scandali che hanno interessato il Presidente e il proprio entourage. Il focus, secondo Macron, deve essere posto sul “ricostruire la fiducia nelle società”, rinnovando argomenti ormai presenti sui tavoli delle discussioni da anni.

ITALIA

28 novembre. Annuncio a sorpresa del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Durante la votazione parlamentare relativa al decreto sicurezza, il Vicepremier ha affermato che “l’Italia non firmerà il Global Compact for Migration”, documento essenziale per la cooperazione in materia di politica migratoria e la cui firma è prevista tra due settimane a Marrakech.

REGNO UNITO

28 novembre. In un clima di puro caos generato dagli ultimi avvenimenti legati alla Brexit, è giunta una doccia fredda da Westminster. Secondo quanto riportato da una “simulazione” effettuata da funzionari del governo, le stime annunciano un calo del Pil della Gran Bretagna del 3,9%, in caso di uscita di Londra dall’UE. Meno incoraggianti sono, inoltre, apparse le stime effettuate dalla Bank of England, che avrebbe parlato di un crollo del Pil, in 5 anni, di oltre il 10,5% con un generale impoverimento del Paese.

SVIZZERA

25 novembre. Bocciato il referendum che proponeva la sovranità giuridica della Svizzera rispetto ai trattati internazionali. Con il 67% di voti contrari, la Confederazione Elvetica ha rifiutato il tentativo, del partito Udc, di sovvertire l’ordine giuridico, con l’intento: “legge elvetica, fuori i giudici stranieri”. Soddisfazione da parte del governo di Berna che temeva ripercussioni sulla stabilità del Paese, anche in vista di una rinegoziazione del quadro di accordi bilaterali con l’UE.

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