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America Latina: 7 giorni in 300 parole

BRASILE

26 novembre. La deforestazione in Amazzonia è cresciuta del 13,7%, secondo quanto riportato dai dati ufficiali del governo brasiliano, con una superficie totale distrutta pari a 7900 km quadrati; l’indice peggiore degli ultimi 10 anni. Secondo il ministro brasiliano dell’Ambiente, Edson Duarte, si tratterebbe di una conseguenza diretta dell’ingente presenza di criminalità organizzata nel Paese.

 

HONDURAS

27 novembre. Il fratello del presidente dell’Honduras Juan Orlando Hernandez è stato accusato, da una Corte statunitense, di traffico di droga. Nello specifico, sarebbe sospettato di aver fornito protezione armata durante gli spostamenti delle sostanze stupefacenti in Honduras, Messico e Colombia. Arrestato il 23 novembre a Miami, è sospettato di aver commesso 4 reati. Per tre di questi, è previsto l’ergastolo.

MESSICO

26 novembre. In seguito al tentativo, da parte di un centinaio di migranti della carovana proveniente dall’America centrale, di superare illegalmente il confine tra Messico e USA presso San Ysidro, la frontiera è stata temporaneamente chiusa. La riapertura è avvenuta solo dopo la l’impegno, manifestato dal ministro degli Interni messicano Alfonso Navarrete, di rimpatriare i migranti autori del gesto.

 

NICARAGUA

27 novembre. Trump ha firmato un ordine esecutivo per sanzionare, ancora una volta, il Nicaragua e personalità vicine a Ortega. La decisione è giunta in seguito alle continue violazioni dei diritti umani perpetrate dalle autorità nazionali e alla sempre più palese involuzione del processo di democratizzazione del Paese. Dallo scorso aprile risultano più di 350, i morti in seguito alle manifestazioni dell’opposizione, accompagnati da almeno 2000 feriti.

VENEZUELA

27 novembre. Le opposizioni venezuelane, unitesi nel Frente Amplio Venezuela Libre, si stanno organizzando per svolgere alcune proteste pacifiche contro il presidente Maduro. L’obiettivo è quello di “aumentare la pressione sulla dittatura per porre fine all’usurpazione“, in modo da impedire il rinnovo del mandato presidenziale a partire dal prossimo 10 gennaio.

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