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The Irish Question Timori e speranze di Dublino in vista della Brexit

La questione irlandese infervora ancora il dibattito in vista della Brexit. Il primo ministro irlandese, Leo Varadkar, ha infatti annunciato il suo sostegno alla configurazione post-Brexit dettata dalla Premier inglese Theresa May, ora in balia delle acque tempestose che lambiscono la porta di Downing Street. Stando a quanto riportato dalle testate irlandesi infatti, l’endorsement del Taoiseach sarebbe dettato da una volontà chiara, e cioè quella di preservare la stabilità dell’Isola.

Parlando al British-Irish Council, tenutosi sull’isola di Man, Varadkar non ha assicurato una via d’uscita facile dai negoziati per la Brexit, ma ha confermato che l’operato di Dublino garantirà una soluzione che impedisca il ritorno al passato. Il rischio concreto, stando alle parole del Premier, sarebbe quello di incorrere in un rafforzamento dei confini fra Irlanda del Nord e Irlanda, mossa altamente controproducente e che potrebbe concretamente riaprire la tanto annosa questione conclusasi nel 1998.

Citando testualmente tale “pace tra Gran Bretagna e Irlanda”, Varadkar ha posto in primo piano la necessità di preservare il così tanto combattuto equilibrio sull’isola, esplicitando come la collaborazione sia sempre più stretta ed è necessario “evitare il pericolo di qualunque nuovo confine”. La preoccupazione però è tanta e il premier ha esplicitato come, in caso di mancato accordo, l’Irlanda del Nord rimarrà comunque soggetta alle normative europee per evitare problemi.

L’accordo, che prevede che la totalità del Regno Unito rimanga all’interno dell’unione commerciale e mercantile, è la soluzione auspicata da tutti i governi, ma secondo Dublino “non deve avere una data di scadenza, deve essere legalmente operabile e deve essere bilaterale, senza possibilità di unilateralità”. Il trattato, se accettato dalla House of Commons, rappresenterebbe un trattato internazionale che comprenderebbe l’UE (Irlanda compresa) e il Regno Unito, rendendosi quindi irrevocabile anche nel caso di un cambio di leadership in uno dei Paesi.

Le trattative sulla Brexit quindi sono divenute per l’Irlanda una sorta di “clausola di sicurezza” per il mantenimento del “Good Friday Agreement”. Non della stessa opinione invece l’opposizione che, dalla vivavoce di Pearse Doherty, leader dei deputati del Sinn Féin, reputa la posizione del DUP (Democratic Union Party) quella di un partito che “vive in una terra dei sogni”, reputando l’accordo “assolutamente scellerato”.

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