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Arrestato per motivi politici La CEDU si pronuncia sugli arresti subiti da Navalny

Nel corso degli ultimi anni, Alexei Navalny, avvocato e attivista critico del Presidente Putin, nonché leader dell’opposizione russa, ha subito vari arresti ed è stato detenuto per un totale di 172 giorni per aver organizzato o partecipato a manifestazioni politiche non autorizzate e, nel 2013, anche per corruzione. Il dissidente russo si è rivolto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per denunciare 7 arresti subiti tra il 2012 e il 2014, che a suo parere sono avvenuti per motivi politici.

La Corte di Strasburgo si è pronunciata sulla questione il 15 novembre, accogliendo il ricorso di Navalny e riconoscendo illegittimi, in quanto avvenuti in violazione dell’art. 18 CEDU, gli arresti da lui subiti. La Corte ha più precisamente definito due arresti come “finalizzati a sopprimere il pluralismo politico” e gli altri cinque come “non necessari in una società democratica”. Per queste ragioni, la Corte ha condannato la Russia a versare oltre 63.000 € a Navalny, a titolo di risarcimento dei danni morali subiti.

Va comunque ricordato che, nell’attesa di questa decisione Navalny ha subito altri arresti – 4 solamente nel 2018 – e, a causa di una condanna per corruzione, non ha avuto la possibilità di partecipare alle ultime elezioni presidenziali. Tuttavia il ricorrente, che era presente in aula al momento della lettura del verdetto, ha esultato per la vittoria sui social e ha successivamente dichiarato “la Corte Europea ha riconosciuto che si è trattato di arresti e persecuzioni a fini politici. Questo è un giorno importante non solo per me, ma per tutte le persone che ogni giorno subiscono arresti per motivi politici in Russia”.

Dato che la Russia nel 1998 ha ratificato la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo ed è membro del Consiglio d’Europa, le sentenze della Corte di Strasburgo sono vincolanti per il Paese.

Tuttavia, c’è chi dubita della pronta esecuzione della sentenza da parte della Russia. Infatti, in passato il Cremlino ha più volte temporeggiato nell’adempiere alle sentenze della Corte, definendole un’ingerenza nella sua sovranità giuridica. Inoltre, nel 2015, la Duma (il Parlamento russo) ha approvato una legge che consente alla Corte Costituzionale di cassare le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Ciò nonostante, il Ministro della Giustizia ha fatto sapere che la Russia procederà al pagamento del risarcimento entro i termini stabiliti.

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