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Suicidio europeo L’UE boccia la manovra e sanziona l’Italia

Tanto tuonò che piovve. Il 21 novembre la Commissione Europea ha bocciato la ‘manovra del popolo’. Decisione ampiamente prevista da tutti i commentatori politici, ma non per questo meno straordinaria.

Innanzitutto, bisogna capire perché tutti i commentatori avevano ampiamente previsto la bocciatura e poi occorre chiarire gli effetti economici ed extraeconomici di questa bocciatura. La Commissione ha giustificato l’applicazione della misura, per la prima volta nella storia dell’UE, in ragione di “una deviazione particolarmente grave dagli impegni presi dal governo precedente”, a cui invece era stata concessa flessibilità sui numeri di deficit e debito.

Perché, dunque, in questo caso no? Si è scelto di aprire una procedura, molto lunga e incerta, contro un Paese membro e fondatore, perché le misure contenute nella manovra italiana non garantirebbero una traiettoria di riduzione del debito. Questo perché, secondo gli economisti della Commissione, tali misure sarebbero inefficaci per la crescita. Ma questa è un’opinione economicamente poco fondata, poiché anche i consumi e non solo gli investimenti o il taglio delle tasse fanno crescere il PIL.

Anche il celebre economista Fitoussi intervistato a La Verità si è duramente scagliato contro questa valutazione: “Per me la Commissione farebbe meglio a stare zitta. Se rimpiange o se non le piace il risultato elettorale in Italia, dovrebbe riflettere sul fatto che quel risultato è stato anche dovuto al fatto che le politiche europee di austerità e di sacrificio sono state sbagliate”.

Si tratta, dunque, di una decisione prettamente politica e non tecnica ed è tanto più palese quanto più questa era attesa da tutti i commentatori politici e probabilmente da tutti gli operatori economici. Si era già detto nei mesi passati, anche da questa stessa rivista, che l’attuale dirigenza europea avrebbe molto probabilmente scelto lo scontro con l’Italia al fine di colpire il Paese europeo in cui più si incarnano i timori delle derive nazionaliste e/o populiste. Un modo per dare un segnale di forza a tutti gli altri Membri UE, come è accaduto all’Ungheria di Orban.

Si apre così una procedura di infrazione per debito eccessivo, un processo dall’iter lungo. In primo luogo, perché ogni decisione dovrà essere convalidata all’Ecofin e, poi, ogni accordo politico potrebbe farla rientrare. Se si arrivasse in fondo a questo processo, potrebbero attivarsi diverse sanzioni economiche per Roma, tra cui una multa pari allo 0,2% del PIL italiano, il blocco dei fondi strutturali trasferiti dall’UE (74 miliardi di euro) e lo stop ai prestiti della Banca Europea degli Investimenti.

Questa decisione ‘politica’ della Commissione, che di fatto si arrocca dietro al solo rispetto formale delle regole, pone le basi definitive per uno scontro durissimo alle prossime elezioni europee, di cui il tema, a questo punto, non sarà più semplicemente una riforma delle regole comuni, ma anche della matrice politica che guida le scelte profonde della UE. Inoltre, quella della procedura d’infrazione è un’arma spuntata, perché avrà un iter molto lento e le sanzioni sono del tutto ipotetiche, specialmente se, come probabile, le forze politiche pro-establishment verranno annichilite a maggio.

A quel punto, con una nuova Commissione e un nuovo Parlamento, a spuntarla potrebbe proprio essere l’Italia, mentre a perdere sarebbe tutto il fronte dei pro-austerity e quasi sicuramente il fronte filo-europeo che ha cercato lo scontro. Un vero e proprio ‘suicidio europeo’.