Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

BOSNIA ED ERZEGOVINA

16 novembre. Un duro scambio di battute si è verificato tra il primo ministro bosniaco, Denis Zvizdic, e la premier serba, Ana Brnabic. Quest’ultima ha affermato che i fatti di Srebrenica non sarebbero da considerarsi come un “genocidio”. La risposta di Zvizdic è stata chiara: “non è possibile costruire una moderna e prospera Serbia senza confrontarsi con il passato”. Egli ha, inoltre, sottolineato che la CIG si è già pronunciata per l’esistenza del genocidio.

20 novembre. I tre membri della Presidenza hanno prestato giuramento nel rispetto della Costituzione. Nei discorsi di apertura hanno, inoltre, sottolineato la condivisa volontà nel procedere verso l’integrazione europea e l’ammissione nella NATO. Inoltre, anche il rappresentante della comunità serba, Milorad Dodik, ha sottolineato il desiderio di ingresso nell’UE, ma, allo stesso tempo, mantenendo legami con la Russia.

BULGARIA

18 novembre. Per le strade di diverse città bulgare, centinaia di persone, a piedi e in auto, hanno bloccato il traffico, manifestando. Motivi della protesta sarebbero stati il rincaro dei prezzi, in particolare quello della benzina, i bassi standard di vita e le richieste di dimissioni del governo.

MACEDONIA

19 novembre. Una folla radunata davanti al Parlamento di Skopje ha richiesto le dimissioni del governo, lo scioglimento immediato del Parlamento ed elezioni anticipate. Alla base delle proteste, vi sarebbe la criticata procedura avviata dal governo macedone per il cambio del nome della Repubblica, in seguito all’accordo raggiunto con la Grecia.

RUSSIA

15 novembre. La Corte EDU ha condannato la Federazione Russa al risarcimento di una somma di 63 mila euro ad Aleksej Navalnyj, leader del Partito del Progresso. L’attivista era stato arrestato più volte tra il 2012 e il 2014, negandogli la candidatura alle presidenziali dello scorso marzo. La Corte ha riconosciuto la violazione dell’articolo 18 della CEDU da parte del governo russo, accusato di “arresti per ragioni politiche”. Il Ministero della Giustizia russo ha affermato la volontà di procedere al pagamento.

UCRAINA

18 novembre. Una manifestazione transgender, tenutasi a Kiev, è stata bloccata dal lancio di fumogeni da parte di estremisti di destra. Sembrerebbe che anche le forze dell’ordine siano intervenute, spostando di forza i manifestanti all’ingresso della metro. Kateryna Zelenko, portavoce del Ministero degli Affari Esteri, ha affermato che “qualsiasi manifestazione di intolleranza e violenza è considerata inaccettabile”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *