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Medio Oriente: 7 giorni in 300 parole

ARABIA SAUDITA

21 novembre. Il ministro degli Esteri Adel al-Jubeir ha dichiarato che il principe Mohammed bin Salman rappresenterebbe la “linea rossa” che il popolo dell’Arabia Saudita non è disposto a superare. Le sue dichiarazioni si riferiscono al caso Khashoggi, dopo che il Congresso degli Stati Uniti ha richiesto l’apertura di un’indagine sulla responsabilità del Principe nell’assassinio del giornalista. Secondo Adel al-Jubeir, Mohammed bin Salman non avrebbe alcuna responsabilità nel caso e ha assicurato che i colpevoli verranno puniti.

IRAN

20 novembre. Teheran ha chiesto a Bruxelles di accelerare il processo che porterebbe a un rafforzamento dei legami economici con l’Iran, nonostante le sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Infatti, secondo Bahram Ghasemi, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, “i Paesi dell’Unione Europea stanno procedendo troppo lentamente, anche se è chiaro che siano decisi a mantenere l’accordo sul nucleare”.

IRAQ

17 novembre. Il Presidente iracheno si è recato in visita in Iran per fare chiarezza sui legami economici che uniscono i due Paesi. Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, infatti, rappresentano un problema rilevante per l’Iraq, la cui economia dipende in gran parte dalle importazioni da Teheran, che Baghdad spera di poter mantenere. Tuttavia, in caso di infrazione delle restrizioni imposte dagli USA, le ripercussioni sarebbero di ampia portata.

ISRAELE

16 novembre. Il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, si è dimesso. Secondo quanto da lui dichiarato, la tregua concessa al movimento islamico palestinese Hamas rappresenterebbe una resa al terrorismo. Il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, è stato, infatti, raggiunto grazie alle attività di mediazione operate da Egitto e Nazioni Unite. Hamas ha accolto le dimissioni di Lieberman definendole come un “traguardo politico”.

YEMEN

17 novembre. L’inviato dell’ONU per lo Yemen, Martin Griffiths, ha dichiarato che “le parti in guerra nel Paese arabo, il governo e i ribelli Houthi, hanno accettato di partecipare alle negoziazioni di pace in Svezia”.

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