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Cuba si ritira dal programma “màs medicos” in Brasile La decisione implica il rimpatrio di circa 8000 medici cubani

Il 14 novembre il ministero della sanità pubblica cubana ha annunciato la decisione di sospendere il programma Más Médicos in Brasile. Ciò implica il ritiro di più di 8.000 medici che hanno lavorato in Brasile dall’agosto del 2013, anno in cui è stato lanciato il programma.

Il neo presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha spiegato attraverso Twitter il motivo del rifiuto cubano a proseguire il programma: “abbiamo chiesto che per proseguire il programma Más Médicos venissero attuati del test di capacità, un salario completamente a disposizione dei professionisti cubani, mentre oggi la maggior parte dei fondi sono destinati alla dittatura, e la libertà di portare in Brasile le famiglie dei medici. Sfortunatamente, Cuba non ha accettato”. Già in campagna elettorale Bolsonaro si era dichiarato contrario alle modalità di gestione di tale programma e aveva criticato il fatto che soltanto il 25% del salario venisse percepito direttamente dai medici, mentre il 75% era destinato allo Stato cubano. Si era poi focalizzato sul caso di una dottoressa che lavorava in Brasile ma i cui figli erano rimasti nell’isola caraibica e si era chiesto: “possiamo mantenere relazioni diplomatiche con un Paese che tratta la sua gente in questo modo?”.

Come conseguenza dell’abbandono cubano del programma, circa 610 città brasiliane rischiano di restare senza medici nei prossimi mesi. Il presidente del Consiglio Nazionale delle Segreterie Municipali della Salute (Conasems), Mauro Junqueira, ha dichiarato che il Paese difficilmente riuscirà a sostituire con personale locale tutti gli 8332 medici cubani che abbandoneranno il Brasile. Junqueira ha poi spiegato come i medici cubani siano stati gli unici ad aver accettato di lavorare nelle città più povere ed isolate del Paese, mentre i medici brasiliani preferiscono cercare lavoro nelle grandi città.

Anche per Cuba questo strappo avrà delle conseguenze negative: con la fine dell’accordo, iniziato nel 2013 durante il governo della presidente Dilma Rousseff, il Paese subirà la perdita di 332 milioni di dollari all’anno, più di quanto guadagna annualmente l’isola dall’esportazione di tabacco. Secondo l’economista cubano Mauricio Parrondo, per coprire il vuoto lasciato dai ricavi legati al programma Más Médicos il turismo cubano dovrebbe crescere del 10%, un obiettivo difficilmente raggiungibile. Cuba dovrà quindi cercare nuove fonti di entrata per compensare questa dura perdita e per ovviare alla crisi che perdura da vari anni e che colpisce settori cardine per l’economia cubana come quelli legati alla produzione di zucchero e di nickel.