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Beto O’Rourke: il prossimo Presidente? Come la sconfitta nel midterm lo può aiutare per la corsa alla Casa Bianca

Dopo le elezioni di metà mandato, i Democratici sono riusciti a riconquistare la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. Secondo alcune critiche interne mosse da esponenti del Partito Repubblicano, questo è dovuto anche al fatto che, dove lo Stato, o il seggio, si è colorato di blu (ndr, il colore dei Democratici) è stato per un’abilità dei Democratici di candidare il personaggio giusto al posto giusto, senza una strategia unica a livello nazionale.

In ogni caso, nessun candidato Dem è emerso in modo chiaro, allo stato attuale delle cose, come plausibile concorrente dell’attuale presidente Trump in ottica delle general elections del 2020. Più che per il risultato elettorale in sé, erano dunque elezioni interessanti se osservate dal punto di vista della futura leadership del partito.

Gli unici dati certi, a ora, sono che la Convention Democratica si terrà tra il 13 e il 16 luglio 2020 e che i candidati che hanno espressamente dichiarato la loro volontà di correre per il posto nello Studio Ovale sono solamente due: John Delaney (rappresentante del Maryland) e Richard Ojeda (senatore del West Virginia).

Ma, fra tutti i nomi che circolano (circa 30), la sorpresa potrebbe nascondersi tra gli sconfitti di quest’ultima tornata elettorale: Beto O’Rourke, che ha corso per il seggio del Senato in Texas.  A sorprendere è stato il modo in cui O’Rourke ha colmato il divario con il suo rivale, Ted Cruz, rieletto per il partito Repubblicano. In modo progressivo e costante è riuscito a rimontare nei sondaggi, concedendo poi la vittoria all’avversario per circa 200.000 voti, in uno Stato che non elegge un Dem al Senato dal 1994. Ciò sorprende ulteriormente se si tiene conto che ha raccolto poco più di 4 milioni di voti, un numero maggiore rispetto alla cifra record di 3,87 milioni che aveva totalizzato Hillary Clinton alle elezioni del 2016.

Hanno colpito soprattutto la sua facilità nel raccogliere fondi (circa 39 milioni di dollari negli ultimi mesi della campagna), l’entusiasmo che ha portato alla base del suo partito – che si è concretato in 800.000 donatori privati per la sua campagna e ha portato a eleggere altri Dem in alcuni distretti incerti -, nonché la sua abilità di crearsi la figura di “uomo di mezzo tra la generazione a cui appartiene lui stesso e il vecchio establishment del partito.

In una recente intervista a TMZ.com ha detto che non ha ancora deciso, ma la ‘Betomania’ potrebbe essere solo all’inizio.

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