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TAV: una storia lunga quasi quaranta anni Tornano accesi i toni sulla realizzazione della linea ad Alta Velocità Torino-Lione

Era il 1990 quando, per la prima volta, la Società Nazionale dei Trasporti Ferroviari Francesi (SNCF) pubblicò una nota in cui, congiuntamente alle parole del presidente François Mitterrand, auspicava la realizzazione di una nuova linea di collegamento fra Italia e Francia. Nel corso di questi di 28 anni, si è potuto assistere a quattro accordi internazionali tra i due Paesi, marce di protesta, manifestazioni, scontri, processi e condanne, ma – di fatto – la sua costruzione non è ancora iniziata.

Nell’idea originale, la tratta internazionale dell’Alta Velocità Torino-Lione è rappresentata dai 57 chilometri di tunnel di base del Moncenisio, a doppia canna, e dalle due stazioni internazionali di Susa e di Saint-Jean-de-Maurienne, per una lunghezza complessiva dell’opera, destinata al trasporto di merci e persone, di 65 chilometri. La linea, quindi, è per l’89% in galleria: dei 57 chilometri, 45 sono in territorio francese, 12,5 sul versante italiano.

Il dibattito politico circa la realizzazione del progetto è tornato in auge quando, contemporaneamente al proprio insediamento nello scorso giugno, l’attuale ministro dei Trasporti e della Infrastrutture del governo italiano, Danilo Toninelli, ha messo in chiaro che, in linea con quanto dichiarato nel Contratto di Governo, avrebbe proceduto a rivalutazioni sia tecnico-scientifiche sia giuridiche circa la fattibilità dell’opera, mettendo in mano la questione a un gruppo di esperti che potesse compiere un’analisi costi-benefici, rendendosi inoltre disponibile a condividere i risultati ottenuti con i colleghi francesi e con altri esperti internazionali.

Tuttavia, la scorsa settimana si è tenuto un importante incontro fra lo stesso Toninelli e la sua omologa francese, Elisabeth Borne, la quale si è dichiarata disponibile a svolgere una nuova analisi costi-benefici, ma ha soprattutto ribadito l’importanza di non perdere i finanziamenti dell’Unione Europea, sia quelli già ricevuti, sia quelli ancora da ricevere. A fare da eco alle parole della Ministra francese, sono arrivate quelle di Paolo Foietta, Commissario straordinario del governo per la ferrovia Torino-Lione, il quale ha sottolineato che “a dicembre devono partire le gare di appalto, altrimenti ci sarà un danno erariale di 75 milioni di euro al mese”, come stabilito mesi fa da TELT, la società che, dal 2015, è incaricata di gestire la realizzazione dell’opera.

A rimarcare le possibili ritorsioni dell’UE a fronte dell’abbandono del progetto, è stato il responsabile del dossier Trasporti della Commissione Europea Enrico Brivio: “La TAV è un progetto importante non solo per Francia e Italia ma per l’intera Europa”, invitando pertanto i due Paesi a “fare sforzi per completare l’opera nei tempi previsti”. Infatti, l’Unione Europea sostiene il progetto, parte della linea strategica Lisbona-Kiev, con un investimento che vale la metà del costo totale: su un progetto da 8,6 miliardi di euro, in sostanza, la Commissione è disponibile a versarne più di 4.

Mentre in Francia il Comité pour la Transalpine Lyon-Turin è sempre attivo nella promozione del progetto, in Italia la situazione è in rapida evoluzione. Infatti, mentre sono note le proteste presiedute da ormai due decenni da parte del movimento NOTAV in Val di Susa, solo nelle ultime settimane ha fatto rumore la manifestazione tenuta a Torino in favore dell’opera, a cui hanno partecipato circa 40.000 persone.