Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



Conferenza di Palermo: un passo avanti per la Libia? Nessuna dichiarazione finale scritta, ma nonostante le difficoltà ci sono impegni per il futuro

Si è tenuta tra il 12 e il 13 novembre a Palermo la Conferenza internazionale per la Libia. Se da un lato hanno fatto rumore le assenze di grandi protagonisti, come Trump, Putin, Markel e Macron, dall’altro è significativo l’incontro avvenuto, non senza difficoltà, tra il generale Khalifa Haftar e il presidente del governo di unità nazionale Fayez al Sarraj. Passa inevitabilmente dai due leader e dall’ONU il tortuoso percorso per una riconciliazione nazionale libica, dopo che è ormai fallito l’utopico progetto della Conferenza di Parigi (maggio 2018), che pianificava le elezioni nel Paese a dicembre.

A rivelarsi vincente è stata la strategia italiana di allargare il tavolo delle trattative anche a potenze interessate da vicino come Algeria, Tunisia, Turchia ed Egitto. È soprattutto grazie alla mediazione del capo di Stato egiziano al Sisi (particolarmente influente sulla Libia) che si è scongiurata la completa disertazione di Haftar. Il generale ha sì partecipato solo parzialmente e si è allontanato anzitempo, ma la stretta di mano con al Sarraj è significativa, tanto quanto il riconoscimento internazionale da lui guadagnato. Tra i soddisfatti, oltre a un’Italia che torna quindi a ritagliarsi un ruolo centrale nella questione libica a discapito di Parigi, ci sono gli inviati ONU Ghassan Salamé e Stephanie Williams: la ripresa economica avverrà infatti anche grazie alla re-istituzione di una banca centrale unica secondo il loro piano. Per l’ONU l’obiettivo finale successivo alla ripresa economica (e a un disarmo delle milizie) rimangono le elezioni, rimandate alla primavera del 2019; fino ad allora in Libia dovrebbe permanere una tregua.

Non mancano gli scontenti: la Turchia in primis, esclusa dal vertice informale Haftar-al Serraj in quanto potenza nemica dichiarata del generale libico. Il vicepresidente turco Fuat Oktay si è dichiarato “profondamente deluso” e ha deciso di abbandonare i lavori in anticipo.

Chi si aspettava dalla Conferenza di Palermo una soluzione definitiva sulla Libia non può di certo parlare di un successo: la strada è ancora lunga, e la riconciliazione nazionale è un’operazione delicata; in un Paese così tanto frammentato, se forzata, può rivelarsi infatti controproducente. Villa Igiea è solo un passo che prelude al prossimo, una Conferenza in Libia nei primi mesi del 2019, quello sì decisivo.