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Africa: 7 giorni in 300 parole

ERITREA

13 novembre. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con un voto all’unanimità, ha deciso di porre fine alle sanzioni imposte all’Eritrea dal 2009. Con questa risoluzione viene revocato l’embargo sulle armi e ribadito l’impegno alla riappacificazione tra Eritrea e Gibuti, sulla scia dell’accordo di pace siglato lo scorso luglio tra Eritrea ed Etiopia. Il governo etiope ha dichiarato che la revoca delle sanzioni contribuirà alla stabilità del Corno d’Africa e alla normalizzazione delle relazioni tra i Paesi di questa regione.

GABON

11 novembre. Il mistero intorno allo stato di salute del presidente Ali Bongo Ondimba è stato chiarito, riconoscendone la gravità, come dichiarato da una portavoce della Presidenza gabonese. Secondo una fonte straniera vicina al Presidente, all’origine della sua ospedalizzazione in Arabia Saudita, vi sarebbe un accidente vascolare. Le redini del Paese sono state, dunque, affidate alla First Lady, Sylvia Bongo Ondimba, che da Riyad continua a coordinare la circolazione delle informazioni riguardanti il marito e gli affari di governo.

NIGERIA

12 novembre. Secondo le ultime dichiarazioni del Norwegian Refugee Council (NRC), l’epidemia di colera si sta propagando velocemente negli accampamenti dei rifugiati che scappano dalle violenze perpetrate dai militanti di Boko Haram nelle regioni a nord-est del Paese. Per ora, il numero delle vittime si attesta a 175.

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

11 novembre. L’opposizione ha designato Martin Fayulu come unico candidato per le prossime presidenziali. Negli anni passati, Fayulu, è stato incarcerato più volte durante le manifestazioni contro il governo di Kabila, al potere dal 2011. L’attuale Presidente ha dichiarato che “non si presenterà alle prossime elezioni”, in occasione delle quali il proprio partito sarà rappresentato da Ramazani Shadary. Se così fosse, si tratterebbe della prima transizione pacifica del Paese dall’indipendenza del 1960.

SOMALIA

9 novembre. 20 morti e una quarantina di feriti sarebbe il bilancio delle due esplosioni avvenute nei pressi di un hotel e di una sede di polizia di Mogadiscio. Secondo le forze dell’ordine, si tratterebbe di un attentato organizzato dalle forze islamiste di al-Shabaab, affiliate ad al-Qaeda. I militanti del gruppo si oppongono al governo somalo, sostenuto dalla Comunità Internazionale e, nonostante siano stati cacciati dalla Somalia nel 2011, controllano ancora vaste zone rurali, dalle quali progettano azioni di guerriglia contro obiettivi governativi.

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