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EBA: pubblicati i risultati degli stress test 2018 Le quattro maggiori banche italiane promosse dall’Autorità Bancaria Europea

Il 2 novembre scorso, l’EBA ha annunciato in conferenza stampa la pubblicazione dei risultati degli stress test condotti sulle principali banche dell’EU-15. Di questo raggruppamento fanno parte i quindici Stati membri che, al 31 dicembre 2003, facevano parte dell’Unione Europea. Essi sono: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia and Regno Unito.

L’Autorità Bancaria Europea (EBA), insieme all’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA) e all’Autorità europea per i valori mobiliari (ESMA), costituisce il Sistema europeo delle autorità di vigilanza, che, dal 2011, rientra in un sistema di prevenzione della destabilizzazione del sistema finanziario dell’Unione.

Come ogni due anni, infatti, un esame congiunto di EBA e BCE, in collaborazione con le autorità di vigilanza nazionali, ha sottoposto 48 banche di Paesi UE e dell’EEA a test di resistenza a eventuali shock macroeconomici. La resilienza e la capacità di assorbimento di situazioni di stress sono state valutate sui risultati ottenuti da simulazioni, quali la caduta dei prezzi degli immobili e la discesa dei corsi azionari. L’Autorità Bancaria Europea stessa descrive così l’obiettivo: “to assess, in a consistent way, the resilience of banks to a common set of adverse shocks. The results are an input to the supervisory decision-making process and promote market discipline.”

Tale operazione rientra nei compiti di vigilanza macroprudenziale attribuiti alla Banca Centrale Europea dal Meccanismo Unico di Vigilanza, vigente dal 2014. Condotto secondo il principio del ‘bilancio statico’, definito da EBA, a partire dai bilanci di fine 2017, il test ha riguardato due possibili scenari: di base (baseline) e avverso (adverse). In merito a quest ultimo, il sito ufficiale dell’EBA riporta: “the adverse scenario has an impact of -395 bps on banks’ CET1 fully loaded capital ratio (-410 bps on a transitional basis), leading to a 10.1% CET1 capital ratio at the end of 2020 (10.3% on a transitional basis)”.

Inoltre, il calcolo dei risultati ha preso in considerazione sia gli effetti riscontrati in una simulazione fully loaded (a regime), sia su base transitional (transitoria). La banca italiana più salda si è rivelata essere IntesaSanPaolo con un rapporto Capital Equity Tier 1 (CET1) del 10,4% su base transitoria, contro una media del 10,3% in Europa. Tale media scende al 10,05% sui dati da regolamentazione fully faced, e con essa anche le performance delle banche italiane: in testa sempre IntesaSanPaolo con 9,66%, seguita da Unicredit con 9,34%, UBI con 7,46% e Banco BPM Spa con 6,67%. La britannica Barclays Bank è la banca che ha registrato il CET1 ratio più basso, con 6,37%.

Quasi in contemporanea, Francoforte ha provveduto a condurre test di resilienza su banche minori. Il campione italiano si compone di sei banche: Bper, Mediobanca, Popsondrio, Iccrea, Credem e Carige. Nonostante non saranno pubblicati i risultati degli stress test condotti, pare che tutti gli enti bancari abbiano superato la prova. Solo Carige ha dimostrato qualche fragilità, riportando un rapporto CET1 inferiore al 5,5% – l’EBA prevede, infatti, che tutte le banche raggiungano un rapporto superiore al 4,5% entro il 2019.