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Le spese per il vertice APEC L’acquisto di auto di lusso innesca proteste in Papua Nuova Guinea

Lo scorso 19 ottobre, il popolo papuano ha manifestato il proprio dissenso attraverso una giornata di sciopero. Il fattore scatenante è stato l’acquisto di circa 50 auto di lusso, nello specifico 40 Maserati dal valore di 100.000 euro ciascuna e 3 Bentleys, in vista del vertice APEC. La Cooperazione Economica Asia-Pacifica (APEC) è nata nel 1989 ed il suo prossimo summit si terrà il 17 e 18 novembre a Port Moresby, capitale della Papua Nuova Guinea.

Il governo ha giustificato la spesa sostenendo che i veicoli sarebbero serviti per mantenere gli standard dei mezzi normalmente utilizzati dai leader politici durante questo tipo di incontri. In più ha dichiarato che, una volta terminato il vertice, le auto saranno rivendute e che per il loro acquisto sono state sfruttate sponsorizzazioni private.

Ciò nonostante, punto focale della protesta resta la non congruenza tra le scelte di allocazione delle risorse ritenute prioritarie dal governo e le reali necessità sentite dalla popolazione. La Papua Nuova Guinea è infatti uno dei Paesi più poveri dell’APEC: secondo le Nazioni Unite il 40% della popolazione vive con meno di 1$ al giorno. Il Paese sta ancora lavorando per affrontare le conseguenze del devastante terremoto avvenuto nel mese di febbraio e lamenta una carenza di farmaci in un momento in cui malattie come polio, malaria e tubercolosi sono riemerse nel Paese. In tale scenario, la protesta ha cercato di  mettere in evidenza la necessità di maggiori investimenti indirizzati ai settori più vicini alla popolazione, quali infrastrutture e salute.

Anche se le proteste non sono state in opposizione all’APEC, ma contro la gestione degli investimenti e dei fondi da parte del governo, ci si chiede quanto possa giovare alla Papua Nuova Guinea aver accettato di ospitare il vertice. Da una parte l’attività economica e gli eventi annessi all’incontro diplomatico potrebbero rappresentare nuove opportunità per il Paese, ad esempio l’impulso a migliorare le infrastrutture nella capitale. Dall’altra parte, però, come osservato da Rohan Fox, ricercatore della Papua Nuova Guinea presso l’Australian National University, bisogna considerare l’enorme effetto sul budget governativo e la disuguaglianza nella distribuzione delle risorse, le quali verranno concentrate nella capitale a discapito di altre zone del Paese più bisognose.